Goldney Slanted
Le aziende hanno spesso bisogno di font che riproducono la scrittura a mano, irregolare. Dà al prodotto un tocco di umanità, lo rende familiare, elimina la sensazione di avere in mano qualcosa che è stato fabbricato in serie da fredde macchine senza cuore.
Ad esempio, sulle confezioni di tè Lipton ci sono alcune scritte calligrafiche, a lettere unite, ma non formali, anzi, abbastanza irregolari.
Solo che non si tratta di scritte fatte a mano: se vediamo due esemplari della stessa lettera sono identici. E' sicuramente un font: quale?
Scatto una foto ad una parola e la mando al servizio What The Font di My Fonts. Il primo risultato non c'entra niente: Hakim Ghazali Regular. Il problema del sito è che non permette di separare ed etichettare manualmente le lettere, quindi non c'è modo di sapere come ha suddiviso la parola e se l'ha letta giusta.
What Font Is invece ha tutte queste funzioni, ma è poco usabile da cellulare, specie quando si tratta di suddividere una lettera dall'altra. Poco male: la J della parola "Journey" mi sembra inconfondibile, ritaglio solo quella e la carico sul sito.
Il primo risultato, Hilluxo Script è molto simile, ma non è lui. Il secondo, Redters Brush Regular, pure. Solo al terzo posto troviamo la corrispondenza esatta: Goldney Regular Slanted.
La descrizione lo presenta usando toni entusiastici: a quanto pare è stato ottenuto scrivendo a mano centinaia di parole singole, poi scegliendo una a una le lettere che sembravano più naturali. Oltre alle lettere singole, sono state aggiunte 90 legature, necessarie se si vuole dare scorrevolezza a una scrittura del genere.
"La scelta perfetta per loghi genuini scritti a mano, branding, testo pubblicitario, citazioni, intestazioni e confezioni di prodotti.
La famiglia comprende 4 stili: oltre a quello base ce n'è uno alternativo, ed entrambi hanno una versione Slanted, che nell'anteprima del sito mi sembrano pressoché uguali alle versioni di base.
L'autore è Sam Parret, per Set Sail Studios. Sul sito dall'inizio del 2020.
Tra l'altro potevo risparmiarmi la fatica di rivolgermi all'intelligenza artificiale, perché lo stesso font è usato sul sito, in formato woff.
In home page, i titoli delle varie pagine iniziano in un normale sans e finiscono in Goldney.
Fonts In Use conosce il nome del font, ma non ha ancora raccolto segnalazioni.
Nelle pagine interne del sito notiamo anche l'uso dell'Arpona, un carattere robusto con grazie piccole.
Anche questo è sul mercato dal 2020, ma il disegnatore è Felix Braden di Floodfonts.
Il bello delle pagine web è che si può sbirciare nel codice e ci sono tutte le informazioni sui font usati, dimensioni, colori, interlinea, eccetera.
Tuttavia nel codice leggo la parola Nobile, mentre invece il sans che visualizzo è probabilmente l'Arial.
Che succede?
In effetti il Nobile è uno dei caratteri che si possono trovare gratuitamente su Google Fonts. Autore, il compianto Vernon Adams.
E anche se non mi risulta tra gli asset dello strumento di analisi di Edge, nel codice il riferimento al file c'è e funziona, mi pare. Purtroppo non sto usando il browser Firefox che mi dà un'idea più immediata dei contenuti della pagina. Chissà cosa non quadra.





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