Mursia, Italian Old Style

Riprendo tra le mani un vecchio libro Mursia con alcuni racconti di Rudyard Kipling, stampato almeno una quarantina d'anni fa.

Un'edizione di pregio, con copertina rigida e custodia.

I caratteri sono particolari: la e è alla veneziana, con trattino in salita, e la M ha la particolarità di avere grazie superiori che si affacciano sia a destra che a sinistra di entrambi i vertici. Una scelta che ricorda gli albori della tipografia e che oggi è stata pressoché abbandonata. 

Credo che ho già cercato in passato di identificare il font, senza approdare a nulla. Non tutti i font esistenti sono stati digitalizzati, e potrebbero anche essere stati digitalizzati senza finire sulle principali piattaforme. Comunque, non fa male ripetere la ricerca dopo un po' di tempo, sia perché potrebbero averlo digitalizzato da poco, sia perché l'intelligenza artificiale è migliorata e magari può trovarlo più facilmente nel mucchio. 

Scatto una foto alla parola "Madre" e la mando a What Font Is. E' una parola che contiene sia la M che la e, ossia le due lettere particolari che ho notato. E c'è anche la a, che pure può essere distintiva, visto che ha il tratto superiore che termina a mezzaluna, senza grazie, mentre la pancia inferiore rimane molto bassa. 

La corrispondenza più vicina secondo il sito sarebbe il Coelacanth Subcaption Sem..., che ha una e alla veneziana, anche se più larga, ma ha le grazie sulla M solo verso l'esterno. 

Stesso discorso per il Centaur Now Caption Mediu..., da My Fonts, che a occhio e croce è il font da cui deriva il Coelacanth. 

La a in particolare è molto spigolosa, mentre quella che vedo sul libro è più fluida. 

Il tratto centrale della e spunta a destra, mentre sul libro no. 

Più in basso troviamo l'OPTIItalianOldstyle-bold, che è un bold e poi ha i tratti laterali della M paralleli, mentre sul libro sono leggermente divaricati. 

Più giù c'è lo Shipley Regular, da Fontspring, irregolare per simulare una stampa d'epoca ma con grazie solo verso l'esterno sulla M

L'OPTIVeronese Bold è simile all'altro OPTI che abbiamo visto prima, bold ma soprattutto troppo rigido: gli manca quella naturalezza che si può vedere nel carattere scelto da Mursia. 

Una corrispondenza più vicina e di qualità la trovo solo al diciottesimo posto: Cloister URW Regular, dalla piattaforma My Fonts. Qui la a ha un'estremità superiore un po' bombata, ma la differenza principale è che la d ha un tratto ascendente molto più lungo di quello di Mursia. 

Al venticinquestimo posto troviamo il Goudy Bookletter 1911, che è diffuso gratuitamente anche su Google, e che sicuramente ha una e alla veneziana, ma le grazie della M sono solo verso l'esterno. 

La a ha una codina all'insù, mentre nel carattere che si vede sul libro ha una grazia un po' mozza. 

Al ventesimo posto si trova qualcosa di molto simile al font di Mursia: ItalianOldStyleMTStd, dalla piattaforma Adobe Font Folio 11. Grazie sulla M da entrambi i lati, e veneziana anche se larga, tratto ascendente della d corto, estremità superiore della a appuntita e pancia bassa. 

La r del font digitale ha il tratto superiore che piega all'ingiù mentre sul libro curva meno. 

L'immaginario deve essere lo stesso. Solo che la parte delle grazie che punta in alto o in basso è piatta, nel font digitale mentre sul libro è ondulata. 

Faccio una ricerca anche su My Fonts, col servizio What The Font, ma i risultati che mi dà sono tutti imperfetti per imitare stampe d'epoca. 

Anche qui arrivo al Cloister di Phil Martin, Urw Type Foundry, che in realtà è una digitalizzazione di un carattere disegnato nel 1914 da Morris Fuller Benton. 

La descrizione non dice granché, ma nei tag leggiamo: "1970", "anno 1970", "70s". 

Per quanto riguarda i generi: "venetian", "garalde", "jenson". 

Ma andiamo sul sito di Adobe a dare un'occhiata all'Italian Old Style

Le firme sono varie: Frederic W. Goudy, James Grieshaber e Paul D. Hunt. Da Lanston Type Co. 

E' disponibile in versione leggera e Regular, coi relativi corsivi. Questi ultimi sono molto particolari, anche se diversi dal corsivo che si vede sul libro Mursia: lì la n faceva un'ampia curva prima di tornare a sinistra e virare bruscamente in orizzontale verso destra sulla linea di base. 

Nel font digitale invece è una normale n italica. 

Il disegno viene fatto risalire a Goudy nel 1924, ma si dice anche che il disegnatore americano si è basato sui caratteri originali di Jenson. 

Jenson, per chi non lo sapesse, è stato uno stampatore francese che dopo avere imparato l'arte della tipografia, appena inventata, in Germania, esercitò la sua professione a Venezia, in Italia, da cui il nome "Italian" di questo font, o il termine "venetian" che viene attribuito a questo stile. 

Jenson non è stato il primo stampatore a Venezia: i nomi illustri prima di lui sono quelli di Giovanni e Vindelino da Spira, tedeschi, mentre Aldo Manuzio, che fu il primo a realizzare il corsivo, arrivò dopo di lui. 

Jenson lavorò a Venezia tra il 1470 e l'anno della sua morte, il 1480, quando aveva appena 50 anni. 

Su Archivio Tipografico si possono vedere alcune foto dei caratteri in metallo prodotti dalla fonderia italiana Nebiolo negli anni Venti, che riproducevano appunto le lettere disegnate da Jenson. 

Purtroppo si vede solo il romano e non c'è nessun corsivo. 

La a ha la codina all'insù, quindi sicuramente non è lo stesso usato dalla Mursia. 

A differenza dei font digitali, che possono essere usati in qualunque dimensione, quelli in metallo erano prodotti solo in dimensioni specifiche, decise dal fabbricante, e il tipografo non doveva certo acquistarle tutte in blocco: prendeva solo quelle che gli servivano. 

Ad Archivio tipografico sono arrivati solo i corpi 18, 24 e 30 punti, quindi molto più grandi di quelli che servono per stampare il testo di un libro, e anche un Bold o Nero da 60 punti. 

L'originale realizzato da Jenson era abbastanza diverso rispetto a quello che è stato messo a punto nel Novecento, mezzo millennio dopo la sua creazione. Una delle pagine stampate nel Quattrocento si può vedere sul sito di Lazydog, dove si può comprare a 36 euro un libro scritto da Riccardo Olocco su questo argomento, The Jenson Roman. 

La pagina è scritta in latino, i due punti sono a quattro raggi, il puntino sulla i è piccolissimo e spostato a destra. Notiamo varie legature (ct, ae), qualche abbreviazione medievale e qualche diacritico strano. 

Le altre pagine fotografate mostrano studi specifici sulla forma delle lettere. 

Tra i prodotti correlati sul sito ci sono altri libri in materia di design tipografico. 


Un paio di dettagli dal libro Mursia stampato quarant'anni fa. Queste righe sono tratte dall'introduzione, composta con caratteri della stessa famiglia, ma un paio di punti tipografici in meno rispetto al testo dei racconti, credo corpo 8 invece che corpo 10. La prima cosa che noto qui è lo spazio che c'è tra un numero e l'altro. A guardare bene la spaziatura tra le lettere andrebbe un po' risistemata, se fosse un font digitale. Ma immagino che all'epoca non necessariamente le lettere venivano sempre nello stesso modo, possibile che altrove le stesse parole non fossero identiche a come sono qui. Un altro dettaglio interessante è la f. Mentre oggi è normale fare in modo che l'estremità superiore vada a sovrastare la lettera seguente, con le macchine per al composizione a caldo non si potevano ottenere sovrapposizioni. O legature o niente. Quindi sui libri di quell'epoca capita di vedere queste f che se ne restano nel loro spazio senza dare fastidio alla lettera seguente, a parte quando si usa una legatura, ossia un carattere composto da due o tre lettere (fi, fl, ff, ffi, ffl). 

Sempre nell'introduzione, corpo 8, si può notare una parola in corsivo dove risalta la particolarissima forma della lettera h, che poi è anche quella della n o della m, in cui l'ultimo tratto poggia su una grazia invece di arricciarsi come avviene in gran parte degli italici. Ma il dettaglio principale qui è un altro: la parola Pestonjee sembra spezzata in due, Peston jee. Questo perché la j è molto ingombrante, sul lato sinistro, e le macchine per la composizione che si usavano all'epoca non permettevano sovrapposizioni, evidentemente. In italiano la cosa non era un problema, dato che la j non compare mai, a metà parola, ma in questo caso è venuto fuori quest'effetto abbastanza sgradevole. Come poteva risolvere il problema il disegnatore che ha realizzato il carattere? Non potendo sovrapporre e legare, l'alternativa sarebbe stata quella di disegnare una j molto stretta, che in basso accenna appena appena a curvare a sinistra. Una soluzione adottata anche nei font digitali EB Garamond e Cormorant Garamond, disponibili su Google Fonts, che pure hanno una f molto ingombrante, oppure nel Crimson Text o nel Sorts Mill Goudy, stessa piattaforma, che invece mantengono l'estremità superiore della f abbastanza arretrata. 

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