Penny

In qualche filmato prodotto con l'intelligenza artificiale si racconta che il povero Gutenberg morì penniless, ossia senza un soldo, dopo che il suo finanziatore si era rivolto al tribunale per riavere indietro i suoi soldi e si era appropriato delle attrezzature necessarie per la stampa e anche di tutte le copie della Bibbia già stampate e quasi pronte per essere messe in commercio. 

Wikipedia in inglese scrive invece che negli ultimi tre anni della sua vita l'inventore tedesco poté godere di una pensione di cortigiano relativamente sostanziosa. 

Comunque la parola penniless mi ha spinto a cercare un font con questo nome, che si trova su Creative Fabrica e credo si possa scaricare gratuitamente se si è iscritti alla piattaforma: è un serif display all-caps coi contorni un po' malfermi ma comunque abbastanza equilibrato. 

Dopodiché ho cercato i font gratuiti che contengono nel nome la parola "penny". 

Su Dafont ce ne sono sei. 

Il primo che viene presentato è il Penny di Vladimir Nikolic. 

E' un carattere display abbastanza pesante in termini di byte, perché l'interno delle lettere sarebbe bianco, ossia trasparente, ma riempito di strisce nere verticali sulle aste di sinistra e di sfumature halftone che si schiariscono verso il basso sulle aste di destra, con l'aggiunta di uno spessore nero fuori dalle aste a destra e in basso. 

Maiuscole, minuscole, numeri, punteggiatura di base, ma mancano le lettere accentate necessarie per scrivere in italiano, almeno in questa versione gratis per uso personale. 

Al secondo posto la piattaforma presenta l'Irish Penny di K-Type. A differenza del precedente, qui c'è una descrizione ed è anche interessante. Il font è basato sulle lettere che si vedevano sulle monete irlandesi coniate prima che si passasse al sistema decimale. Un senza grazie monoline che risente molto della calligrafia insulare. In particolare la lettera g è quella tipica degli alfabeti messi a punto anticamente sulle isole britanniche, è una specie di S discendente con un trattino orizzontale in alto. Anche la f scende sotto la linea di base anziché estendersi in alto come siamo abituati. Le lettere bdpq restano aperte. 

Il font si comporta come un maiuscoletto, anche se forse bisognerebbe dire minuscoletto visto che tutte le lettere hanno solo la forma minuscola, tranne la r che comunque ha la stessa altezza della x

Questo perché nella calligrafia onciale, nata verso la fine dell'impero romano, tutte le lettere erano minuscole, mentre le maiuscole come le conosciamo noi si usavano eventualmente solo per i capolettera. 

Per chi non lo sapesse, la differenza tra maiuscole e minuscole è che mentre in un alfabeto maiuscolo tutte le lettere sono contenute tra un'immaginaria linea superiore e un'immaginaria linea di base, ad eccezione a volte di Q e J, in un alfabeto minuscolo alcune lettere hanno tratti che si estendono al disopra delle altre (bdhkl, a volte t e f, ma non qui), e alcune lettere hanno tratti che scendono sotto la linea di base (gjpqy e qui anche f). 

In questo font la forma delle lettere è sempre minuscola, ma in due versioni, più grande al posto delle maiuscole e più piccola al posto delle minuscole. 

Al terzo posto troviamo il Jenny Penny di Font Panda, che è una calligrafia informale a lettere separate, e nella posizione successiva troviamo il My Lucky Penny, calligrafia informale ma a lettere unite. 

Il penultimo è il Copper Penny DTP di Fontry, ispirato al più famoso Copperplate Gothic. 

L'ultimo della lista è il Pennybridge 1563 di Mans Greback, che è un gotico. 

Ispirato a...?

Peccato che non c'è nessuna descrizione su Dafont. 

Lo stile è molto suggestivo, il fatto che ci sia una data fa pensare che possa essere ispirato a qualcosa di preciso, e anche il nome è molto evocativo: all'epoca non c'erano autostrade, ma le autorità potevano mettere dei pedaggi a chi attraversava i ponti. 

Anche sul sito ufficiale mancano informazioni in proposito. C'è scritto solo che ci sono funzionalità OpenType avanzate, lettere alternative contestuali e stilistiche, e che sono supportate tutte le lingue basate sull'alfabeto latino. 

Greback è svedese, ma il nome del font è in inglese. 

Dal 1971 il nome "penny" viene attribuito ai centesimi della sterlina (al plurale è "pence"). 

In precedenza invece era la dodicesima parte dello scellino, che a sua volta era la ventesima parte della sterlina, in base alle antiche proporzioni risalenti all'epoca di Carlo Magno. 

Quindi per tutti gli anni Sessanta in una sterlina c'erano 240 pence, non 100. 

Curiosità: oltre al plurale "pence" esiste anche "pennies". Il contesto in cui si usa è diverso: per indicare un prezzo si usa la parola "pence", mentre per dire che in tasca abbiamo alcune monetine da un penny possiamo dire "pennies". 

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