Raxogen e Tokga

Su Youtube c'è un video del giornalista Marco Travaglio che sta parlando ad una conferenza, e sulle grafiche che annunciano l'evento c'è il suo nome scritto in un font particolare: la g è formata da un cerchio perfetto con orecchio che si allunga orizzontale verso destra e un semicerchio subito sotto la linea di base, disposto a u e staccato dal resto della lettera. 

La o, la a, la c sono tutte modellate dentro un cerchio, la M maiuscola è a doppio arco, stile bauhaus, mentre quella minuscola è normale. La i ha una grazia slab in alto a sinistra. 

Viene fuori che l'evento è il salone internazionale del Libro di Torino, e lo steso font è usato anche per la copertina del Pdf col programma. 

Mando la parola "programma" a What Font Is ma ottengo solo risultati fuorvianti, allora decido di mandargli solo la lettera g.

Non trovo una corrispondenza esatta. Quello che ci si avvicina di più è il Raxogen Black, dove la lettera ha la stessa conformazione, ma il semicerchio sottostante è molto distante. 

C'è un altro font in cui il semicerchio è messo nella stessa posizione di quello del Salone, ed è il Tokga Bold, ma qui la lettera ha l'orecchio che curva anziché essere orizzontale. 

E ce n'è un terzo con una soluzione simile: il Vobca Black. Qui però la forma base non è quella di un cerchio perfetto, bensì c'è un accenno di forma quadrata. E l'orecchio è sempre curvo. 

Il Raxogen può essere acquistato a poco prezzo su My Fonts, anche nella versione italica. La M però ha la forma in quattro segmenti anziché a due archi; il vertice centrale scende fino alla linea di base, quindi resta parecchio spazio vuoto al centro in alto. 

La i non ha grazie e ha il puntino tondo

La firma è quella di Ghina Luthfiarieska di Font Liner, il font ha debuttato verso l'inizio dell'estate scorsa. 

Anche il Tokga è su My Fonts, autore Baqoos. 

Anche qui la M è a quattro segmenti, ma il vertice centrale è molto alto, in maniera da lasciare parecchio spazio vuoto al centro in basso. La lettera ha una forma insolita. La a non somiglia neanche lontanamente a quella del Futura, ma ricorda una a calligrafica, pur sulla base di una pianta circolare. La i non ha grazie e non ha puntino. La v è fatta di due lati curvi.

Il Vobca ha lettere molto più originali: a v è a quattro segmenti (i due ai lati sono verticali paralleli) la a ha un segmento obliquo in basso a destra, che fa angolo con quello verticale che termina ben prima di arrivare alla linea di base. 

Nessuno di questi tre font è conosciuto da Identifont. 

Fonts In Use conosce il Vobca, disegnato nel 2022 da Andrew Seah, ma non ha raccolto segnalazioni. 

Completamente sconosciuti gli altri due. 

Mi chiedo: chissà se il salone di Torino ha mai attirato l'attenzione del sito. Cerco "torino" e ottengo 25 segnalazioni. In evidenza c'è il logo delle olimpiadi di Torino del 2006, scritto in Neuropol. 

Altre segnalazioni riguardano il font Torino del 1908, della fonderia italiana Nebiolo. E' una tradizione che viene fatta risalire a Bodoni, all'inizio dell'Ottocento, quella di dare ai font i nomi delle città. Per ovvie ragioni è stata in gran parte abbandonata, ma ancora oggi non si contano i font dedicati a città o altri luoghi geografici.

Tra questi, anche il San Francisco, sans serif disegnato in Apple nel 2015 come sostituto del Neue Helvetica, in cui c'è lo zampino anche dell'italiano Antonio Cavedoni. 

Tra l'altro sempre la Apple aveva un altro San Francisco nel 1984, che non c'entra assolutamente niente: era un bitmap che mischiava lettere disegnati in stili diversi e con linee di base diverse, una specie di lettera di riscatto o copertina punk. C'erano maiuscole, minuscole, lettere outline, inline, serif, sans, grassetto, corsivo e chi più ne ha più ne metta. 

Anche se i software moderni non supportano più i caratteri bitmap, c'è chi ha creato una versione TrueType di tutto il pacchetto di font inclusi nel Mac Os all'epoca, che tra l'altro avevano tutti nomi di città. Per evitare problemi di copyright, a ogni font è stato dato un nome diverso dall'originale, ma simile. Il Venice è diventato Valencia. 

Per tornare al nostro punto di partenza, lo strumento di Identifont dedicato alle caratteristiche insolite segnala solo 11 font in cui la coda della g è staccata dal resto della lettera. Nessuno di loro somiglia neanche lontanamente a quello del Salone del Libro di Torino. 

Provo a fornire la descrizione del font che sto cercando rispondendo al questionario di Identifont per vedere se viene fuori qualcosa di simile: ma trovo solo cose estremamente diverse. 

Per trovare un'alternativa, magari si può tornare allo strumento Caratteristiche Insolite, e vedere la lista dei font che hanno una M a doppio arco, che raccoglie una sessantina.

Oppure, si può anche fare come si faceva una volta, ossia andare su una piattaforma e sfogliare tutte le anteprime.

Su Dafont, nella categoria Techno, il primo font con una g geometrica che somiglia lontanamente a quella che sto cercando è nel middle Name di Graphicfresh. 

Solo che il font è un po' goffo: qui la g è una o con un orecchietto sottile obliquo e e un arco di cerchio un po' irregolare al di sotto. La a è una o tangente ad un trattino come quello della i. M e V sembrano tagliate sopra e sotto, perché le aste si toccano soltanto in un vertice, alle giunzioni. 

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