Torchio Albion
Il famoso stampatore quattrocentesco Aldo Manuzio lavorò a Venezia, e questo lo sanno tutti. Ma non tutti ricordano che era nativo di un piccolo paese oggi in provincia di Latina, Bassiano, dove è stato allestito un museo dedicato a lui.
Al centro della stanza che ricorda tutti i sistemi di scrittura messi a punto nel corso dei secoli, dalle tavolette cerate al computer, c'è un torchio tipografico in metallo. E' forse il pezzo più suggestivo della collezione, perché il suo meccanismo di funzionamento è pressoché lo stesso dell'epoca di Gutenberg, seppure con notevoli perfezionamenti. I caratteri in rilievo venivano disposti su un piano e inchiostrati, ci si appoggiava sopra il foglio, si faceva scorrere il carrello, si tirava una leva, il piano imprimeva una pressione ed ecco che l'inchiostro era passato sul foglio e la stampa era stata eseguita.
Gutenberg viveva nel medioevo, quindi usò il legno per costruire il suo torchio mentre nell'Ottocento, agli albori della rivoluzione industriale, si usava il metallo, un materiale più robusto che permetteva maggiori regolazioni e ottimizzava il modo in cui veniva gestita la forza necessaria a stampare.
Gli ingegneri inventarono schemi diversi solo quando divenne necessario applicare l'energia del vapore alle presse da stampa o studiare soluzioni che permettevano di velocizzare notevolmente le operazioni di stampa introducendo nuovi automatismi. .
Cercando con Bing "torchio museo bassiano" vengono fuori, mischiate con altre foto del paese o del museo, quattro foto del torchio in questione: una sul sito Visit Lazio, una su E-Borghi, una sul sito del Touring Club e una attinta da Discover Places, dove però è scomparsa.
Facendo la stessa ricerca in Google Immagini, non si trovano foto del paese ma solo torchi di vario genere. L'unica eccezione è il sito Visit Lazio.
Tanto per ricordarci che molte delle cose che sono sul web non risultano sui motori di ricerca, e che ripetendo la ricerca su motori diversi si possono scoprire anche contenuti nascosti.
Inoltre, è ovvio che sul sito ufficiale del Museo c'è una foto del torchio in questione, solo che è senza didascalia, quindi non finisce nei risultati del motore di ricerca.
Il sito in particolare è molto avaro di informazioni. Certo ci sono gli orari, i prezzi, l'indirizzo, la mappa delle stanze, fotografie e filmati, ma l'informazione che sto cercando non c'è.
Cosa sto cercando? Mi piacerebbe sapere di che torchio si tratta.
Per fortuna l'intelligenza artificiale se da un lato fa enormi danni, dall'altro può anche fornire qualche soluzione, se uno sa come usarla.
Senza uscire dal browser, faccio una Ricerca Visiva su una delle foto che ho trovato, e restringo l'inquadratura sul torchio.
Tra i tanti risultati simili che vengono fuori, riconosco lo stesso modello, con la guglia che si alza al disopra dell'architrave. C'è anche qualche didascalia in lingue comprensibili, da cui viene fuori che si tratta di un torchio Albion.
Cercando con Google "torchio albion", non viene fuori né l'AI Overview né un articolo di Wikipedia.
Il sito di riferimento è quello del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, che mostra varie fotografie dell'esemplare che è conservato nel suo deposito, e fissa l'anno di costruzione a 1840-1850.
"Torchio in ghisa con piedi di appoggio a forma di zampe di leone e con decorazioni floreali. Costituito da due colonne ed un asse che sostengono il fulcro che abbassa la platina ad ogni tiro di leva. Il moto viene trasmesso mediante un giunto a ginocchiera. Sopra l'asse si ha un cilindro che contiene una molla a spirale che tiene la platina alzata dopo la stampa".
Di sicuro all'epoca di Gutenberg non avevano la molla a spirale, e dopo avere fatto la fatica di tirare giù la platina, dovevano faticare anche per riportarla su.
"Al centro, su una coppia di binari, veniva posizionato un portaforma rettangolare nel quale si inserivano e matrici con i caratteri da stampa (attualmente è mancante). Il portaforma poteva scorrere lungo i binari agendo su una manovella laterale collegata a un cilindro attorno al quale sono avvolte due corde che trascinano la forma stessa".
Le foto dell'oggetto sono solo due, e non si concentrano troppo sui dettagli. Certo possono essere ingrandite, per vedere ad esempio le zampe di leone.
Il sito indica anche il nome dell'inventore Richard Whittaker Cope, e del costruttore, l'azienda di Jonathan e Jeremiah Barrett.
Il nome di Cope è scritto sulla barra curva che unisce le zampe del torchio.
Ci sono altre scritte nella parte superiore del torchio. Alcune si leggono nell'altra immagine si legge "Patent 1716" e "London", qualcos'altro è scritto in descrizione.
Sul sito dei Beni Culturali c'è la foto di un altro torchio Albion. Qui vediamo che in alto ci sono due draghi chiari su fondo scuro, c'è il piano su cui appoggiare i caratteri ma più che notare dei binari notiamo una cremagliera centrale.
L'attribuzione in questo caso è ai Fratelli Dell'Orto di Monza.
La società all'epoca non era globalizzata, era più probabile che in Italia si usassero attrezzature prodotte da un'azienda italiana, magari su licenza.
Il sito del museo della scienza dava anche le dimensioni dell'oggetto, che potrebbero non impressionare più di tanto, e il suo peso: 900 kg!
Il sito del Museo della Carta dice che metà dei torchi sopravvissuti fino ai giorni nostri in Italia sono stati prodotti dalla ditta di Amos Dell'Orto, che produceva anche il torchio Stanhope.
Wikipedia in italiano non accenna minimamente al torchio Albion, ma nomina lo Stanhope, inventato nel 1800 dal Conte di Stanhope. In Italia venne usato per la prima volta nella stampa della "quarantana" dei Promessi Sposi, dice l'articolo. "La sua robustezza permise di ingrandirne le dimensioni e di stampare un'area fino a quattro volte maggiore, consentendo così di aumentare la produzione".
Dice l'AI Overview di Google che il torchio Albion venne costruito in diversi modelli e da diverse fonderie, quindi il formato poteva variare tra i 24x37 cm e i 50x70. Mai fidarsi dell'intelligenza artificiale, ma non trovo altri numeri sui siti elencati.
Sicuramente ho già sentito il nome di Dell'Orto, ma anche il nome di Arbizzoni, il cui nome compare su altri torchi Albion.
Su Facebook si può vedere un filmato caricato da Viaggio A Gravina In Puglia, con alcune riprese al torchio appartenuto alla storica tipografia Gurrado.
Il vdeo si apre appunto con l'inquadratura della targhetta ellittica con la scritta "Norberto Arbizzoni - Monza - Meccanico".
Qualche dettaglio del torchio Arbizzoni si può vedere sul sito Lombardia Beni Culturali.
Qui gli animali che stanno sull'architrave, di colore dorato, sono dei grifoni, ossia due quadrupedi alati, rivolti verso il centro, che reggono un oggetto nelle zampe anteriori.
Il sito fornisce anche informazioni storiche sui torchi in ghisa. Il sistema Albion fu il terzo sistema inventato dopo lo Stanhope e il Columbian.
Arbizzoni iniziò la carriera come operaio di Dell'Orto, e ne rilevò l'attività nel 1872 quando i figli di Amos, Geremia ed Ezechiele, ne decisero la cessione.
Insomma, il nome del produttore è diverso ma lo stabilimento sarebbe lo stesso.
Ok, ma chi ha prodotto il torchio di Bassiano?
Dalle foto online non si vede. Le scritte non sono distinguibili, si nota però che anziché chimere/grifoni, ci sarebbe raffigurato un solo drago alato.





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