Un'altra Windmill in azione
La Heidelberg Windmill è una star a cui sono dedicati tantissimi video su Youtube. Si tratta di una pressa da stampa per piccoli formati che veniva usata ai tempi dei caratteri mobili. Deve il suo soprannome Windmill al meccanismo che prendeva i fogli bianchi e li metteva in posizione e poi prendeva i fogli stampati e li metteva da parte: era composto di due bracci che ruotavano sempre nella stessa direzione, come le pale di un mulino a vento, windmill, appunto.
Col passaggio a tecniche di stampa più moderne, come la offset, queste macchine sono state rottamate, ma qualcuna è sopravvissuta e viene ancora utilizzata dagli appassionati per ottenere risultati particolari.
Si possono comporre testi con i caratteri mobili, se qualcuno ce li ha ancora, o in alternativa si possono ottenere con tecniche moderne delle forme in rilievo da stampare. Ad esempio si può usare una lastra di magnesio con disegni e scritte, che deve essere fissata su un apposito supporto con gli strumenti appositi. Oppure si può usare il fotopolimero, una materiale non metallico che comunque permette di avere degli elementi in rilievo su cui trasferire l'inchiostro.
La stessa pressa può anche essere usata per fustellare, cioè per tagliare la carta nella forma voluta, ad esempio per fare una scatola, oppure semplicemente per fare un bigliettino dal contorno circolare. Basta mettere al posto dei caratteri una lamina perpendicolare al foglio che agisce come un taglierino.
Alla macchina si può applicare anche uno strumento in grado di numerare in sequenza le stampe, utile quando si devono realizzare dei biglietti. Mentre nei computer per eseguire una nuova funzione basta installare un nuovo software, qui è tutto hardware: o si riesce a trovare il pezzo che ci serve, oppure una certa cosa non si può fare. E visto che la macchina è fuori mercato, bisogna cercare tra la roba usata.
Quando queste macchine non sono servite più, molte tipografie se ne sono sbarazzate incuranti del valore storico che potevano avere. Quante volte ci si è guastato un frigorifero o un'automobile? E non l'abbiamo mica conservata, visto che occupa spazio e non avevamo dove metterla. Quindi la stragrande maggioranza delle macchine tipografiche e del materiale che serviva a farle funzionare è andata totalmente distrutta.
Secondo l'AI Overview di Google, una Windmill pesava tra 1.200 e 1.400 chilogrammi, a seconda del modello.
Un altro strumento importante nelle tipografie, e che si usa ancora, è la taglierina, una grossa macchina che serve per tagliare i fogli nel formato giusto, operando su risme intere.
Anticamente queste macchine funzionavano solo grazie alla forza umana, mentre quelle moderne sono elettriche, basta premere un pulsante, la lama scende e taglia centinaia di fogli in un colpo solo, facendo un rumore caratteristico. Comunque, è l'operatore che manualmente deve posizionare i fogli nella maniera giusta, facendo in modo che siano tutti allineati, aiutandosi con uno strumento di legno da battere lungo il fianco della risma.
Un trucco per evitare di rovinare i primi fogli quando la macchina li blocca per far scendere la lama è mettere altri fogli sopra quelli buoni.
Mentre le taglierine ovviamente si usano ancora, in tipografia, le vecchie presse per la stampa in rilievo non si usano più. E' un peccato il video sia in inglese: c'è il rischio che nessuno ricordi più la terminologia italiana.
Queste tecniche furono in uso fino a una quarantina di anni fa. Alcuni di coloro che le utilizzarono al lavoro sono ancora vivi, ma tra poco ci resterà solo quello che c'è scritto nei libri, nei musei e nei pochi video che sono stati realizzati in Italia.
L'autore del video Shadi Ayoub, non è certo un vecchio tipografo: ha l'aria di essere nato quando le Windmill erano al tramonto. Sempre secondo l'AI Overview di Google, la Windmill era in produzione almeno fino alla prima metà degli anni Ottanta. I primi modelli risalgono agli anni Dieci del Novecento.
La teoria della tipografia è semplice: c'è una forma in rilievo inchiostrata, ci si mette sopra un foglio, si applica una pressione, e il gioco è fatto. La pratica è molto più impegnativa: come va fissata la forma? La allineiamo a destra o a sinistra della cornice? E come facciamo a fare in modo che il foglio sia posizionato correttamente in maniera che la scritta non venga storta o decentrata? E come regolare l'inchiostro o la pressione affinché non siano troppo o troppo poco?
Bisogna vederlo fare, e acquisire automatismi con la pratica.
Chi è abituato a usare il computer ragiona sui colori in termini di RGB ossia di quantità di rosso, verde e blu che deve comparire nei pixel sullo schermo. Non c'è bisogno di fare nient'altro, dato che i pixel stanno già lì e la luminosità si regola in automatico, dopo avere scelto i numeri. Per stampare con la stampante del computer, i valori vengono convertiti in CMYK, ciano-magenta-giallo-nero, ossia i colori che stanno nella cartuccia. Ma la Windmill stampa un colore alla volta, puro, quindi per ottenere sfumature intermedie il tipografo deve realizzare una mistura tra i vari colori a mano, primi di iniziare a stampare. E i colori che gli fornisce l'industria non sono soltanto i quattro di base, ma ce ne sono tanti. Quindi si ragiona in termini di Pantone: si prende un catalogo con tutte le sfumature possibili, e per ciascuna di quelle è fornita la formula di quali colori di base bisogna utilizzare e in che percentuale.
Serve quindi una bilancia di precisione, su cui posizionare l'inchiostro pastoso prelevato con una spatola da un barattolo.
Mentre stampare con una stampante per computer è un'operazione che può essere fatta a occhi chiusi da chiunque ottenendo un risultato perfetto, stampare con una Windmill richiede tecnica e concentrazione. E' una sfida: per questo varie persone al mondo si appassionano a questa attività.
Ad esempio, sotto la vaschetta in cui viene caricato l'inchiostro c'è una lunga fila di manopole che decidono quanto inchiostro viene preso in ciascuna sezione. Ne conto dodici. Servono a fare in modo che l'inchiostro vada a finire sul rullo solo in corrispondenza del biglietto da stampare, o che ce ne vada a finire di più dove sono presenti più elementi colorati. E c'è un'altra levetta che regola di quanto devono ruotare i rulli, e quindi quanto inchiostro devono prendere. Tutte queste regolazioni devono essere fatte a mano, e da queste dipende la qualità del risultato.
A differenza delle stampanti da ufficio, che praticamente non hanno bisogno di manutenzione, le Windmill vanno pulite al termine della stampa, per evitare che la sporcizia e l'inchiostro creino delle incrostazioni. Bisogna rimuovere l'inchiostro rimasto, con una spatola, e poi lavare i rulli.
In effetti la macchina va anche oliata, e se ne parla nei commenti al video quando è stato trasmesso in diretta. Ci sono un centinaio di punti da tenere d'occhio contrassegnati da un colore che determina la frequenza degli interventi.
Per lavare i rulli nei commenti viene consigliata la soluzione California Wash, che trovo in vendita sul Printing Supplies Direct a 55,25 dollari per una tanica da un gallone. Sarebbe sui 14 dollari al litro.
Il video dura circa mezz'ora.





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