4000 caratteri?

Su Google Arts Arts And Culture c'è un bell'articolo intitolato "La manifattura dei primi libri a stampa in Europa". 

E' stato messo a punto dalla fondazione BEIC - Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, e oltre al testo contiene una bella galleria di foto di pagine e dettagli di libri antichi, inserite nell'insieme in maniera dinamica. 

E' un ottimo testo introduttivo, per chi non conosce l'argomento, e un ottimo promemoria per chi non lo conosce. 

Il discorso tocca dettagli che agli osservatori più distratti possono sfuggire, come per esempio la presenza di richiami, segnature e registri sui libri antichi. 

Con le tecniche dell'epoca non era possibile stampare un'intero libro alla volta. Prima bisognava stampare tutte le copie di un foglio, su cui comparivano varie pagine. E poi andava stampata l'altra facciata. Poi si passava al foglio successivo. Ogni foglio andava ripiegato a comporre un fascicolo, e poi questi fascicoli andavano rilegati nel giusto ordine. 

L'invenzione del numero delle pagine è qualcosa che è arrivata dopo. Le prime idee sono state quelle di segnare i fascicoli con varie lettere dell'alfabeto, elencando poi in un registro quale era l'ordine in cui andavano disposti. Per i primi fascicoli si poteva usare una lettera minuscola, ma finito l'alfabeto bisognava combinare le lettere due alla volta. 

Questo è il sistema della segnatura. Il sistema dei richiami invece si basava sull'aggiunta dopo l'ultima riga di un fascicolo della prima parola del fascicolo successivo.

In certi periodi vennero messi richiami ad ogni pagina, quindi la prima parola di ogni pagina era anche l'ultima della pagina precedente. Un'abitudine che lascia un po' disorientato il lettore moderno, essendo caduta in disuso da secoli, ma che era nata con la funzione pratica di permettere la verifica del corretto ordine con cui erano rilegati i vari fascicoli. 

Anche se il testo della BEIC è scritto in maniera accurata da gente competente, noto un dettaglio che mi suona stonato, quando si parla di Gutenberg. 

Le "matrici" per la Bibbia furono assemblate tra 1452 e 1455, dice l'articolo. Il testo latino era disposto su 42 "linee" per pagina (righe). La tiratura fu di 180 copie, di cui 40 su pergamena.

"Quasi 4.000 caratteri, tra lettere, cifre, segni di abbreviazione e di interpunzione", dice il testo. 

Cosa? A prima vista mi pare un po' esagerato! Se fosse così non sarebbe un alfabeto, sarebbe un sistema di geroglifici!

Certo, è vero che il lavoro di Gutenberg non si limitò a produrre solo 26 lettere dell'alfabeto perché c'erano di mezzo anche abbreviazioni, legature e varianti, ma il numero 4000 sembra spropositato.

Se leggiamo su Wikipedia in italiano, nella biografia di Gutenberg c'è scritto: "Furono fusi 290 tipi di carattere".

Anche qui si rischia di fare confusione, perché per tipo di carattere normalmente si intende un insieme di lettere dell'alfabeto disegnate nello stesso stile per distinguersi dagli insiemi realizzati in stili diversi. 

Un lettore distratto potrebbe pensare che Gutenberg abbia realizzato ben 290 font, quando invece la Bibbia è stata stampata usando un solo "font" e per giunta in una sola dimensione. Gutenberg non aveva un font grande per i titoli, né aveva modo di mettere una parola in corsivo o in grassetto, perché quegli stili non erano ancora stati inventati e comunque avrebbero richiesto la produzione di un nuovo tipo di carattere, che avrebbe ritardato ulteriormente la stampa di un libro che già durò troppo a lungo. Come si sa, il socio e finanziatore di Gutenberg pretese indietro i soldi che aveva prestato e mandò l'inventore davanti al giudice prima che la stampa del libro fosse finita, quando ancora non c'era stato alcun ricavo. 

Il numero 290 è giusto, all'incirca, ed è quello dei glifi che fu necessario realizzare: le lettere minuscole, quelle maiuscole, la punteggiatura, le coppie di lettere unite tra di loro per imitare la scrittura a mano, le numerose abbreviazioni medievali. 

Gli amanuensi infatti per risparmiare spazio e fatica avevano elaborato delle scorciatoie che permettevano loro di non scrivere alcune lettere che dovevano comparire nelle parole. Ad esempio per dire "per" tracciavano un trattino sotto una p, per dire -rum avevano un simbolo che ricorda un 4 aperto, per m o n bastava tracciare una tilde sopra la vocale precedente. Per chi scriveva a mano questa era una scorciatoia, ma per un tipografo era una complicazione, perché bisognava realizzare a mano, uno per uno, tutti i caratteri necessari a stampare queste varianti.

Ma quando Wikipedia dice che questi caratteri furono "fusi" crea un secondo malinteso: perché ognuno di questi caratteri non era il risultato della fusione, ma dell'incisione, o meglio del passaggio da uno o più punzoni a una matrice. Il fatto è che in una pagina compaiono decine di esemplari della stessa lettera, quindi da ogni matrice è necessario produrre in serie almeno decine di esemplari della stessa lettera. 

Quanti? Dato che non abbiamo informazioni di prima mano sull'attività di Gutenberg, gli studiosi non possono fare altro che proporre delle ipotesi. 

Dato che Gutenberg probabilmente stampava una pagina alla volta, per iniziare a lavorare gli sarebbe bastato produrre abbastanza caratteri per impaginare il testo di una pagina. 

Una trentina di lettere a riga, per 42 righe, per 2 colonne, diciamo più di 2.500 caratteri. Chiaramente gli servivano più esemplari delle lettere che si usavano di più, e meno di quelle che si usavano di meno. 

Avrebbe potuto stampare tutte le copie della pagina, e in seguito riutilizzare le stesse lettere per comporre il testo della seconda pagina. 

Ma col torchio di Gutenberg non si potevano stampare più di due-tre pagine al minuto. Per una tiratura di 180 copie bisogna stimare minimo un'ora di lavoro. E nel frattempo i compositori rimanevano con le mani in mano? E mentre i compositori componevano il testo cosa avrebbero dovuto fare i torcolieri, cioè gli operatori che si occupavano del torchio?

Quindi è più facile immaginare che Gutenberg avesse abbastanza caratteri da comporre almeno due pagine: mentre una era in fase di stampa, l'altra era in fase di composizione. E questo porterebbe la mia stima a 5.000, diciamo vicino ai 4.000 stimati dal BEIC.

E però mi pare di avere letto che in origine le linee di composizione dovevano essere due, ossia mentre una pagina era in fase di stampa due erano in fase di composizione. E poi si passò a quattro, possibilmente con un secondo torchio. Sono solo ipotesi, tenuto conto che non esistono testimonianze di prima mano su come lavorava di preciso Gutenberg, ma questo porterebbe il numero di caratteri necessari a oltre diecimila. 

Non sappiamo quanto facilmente questi si usurassero e danneggiassero perché non sappiamo di preciso quale era la lega metallica usata da Gutenberg. Possibile che fossero meno resistenti rispetto a quelli realizzati con la formula che venne messa a punto col tempo e con l'esperienza. Comunque i caratteri consumati dovevano essere sostituiti quindi non è detto che la produzione ci fosse stata all'inizio una volta per tutte. 

In conclusione, sarebbero bastati una decina di migliaia di caratteri, intesi come blocchetti in metallo, per stampare un testo, la Bibbia, che è lungo sui tre milioni di caratteri, intesi come battute. 

Ma la BEIC dove ha preso il numero 4.000? Può essere che ha fatto confusione con qualcos'altro?

Lo chiedo alla stessa IA di Google. Che mi risponde che il numero 4.000 corrisponde alla stima che sarebbe stata fatta da alcuni studiosi a proposito della velocità alla quale un lavoratore esperto poteva produrre caratteri a partire dal piombo fuso in una singola giornata lavorativa. 

L'IA cita Maria Gioia Tavoni e Giorgio Montecchi.

L'informazione è in linea con quello che avevo trovato io in passato. 

C'è un video su Youtube che oggi è difficile da trovare anche per chi ricorda che c'è ma non ne ricorda il titolo. 

Si intitola "casting type" e fa parte di una serie di filmati amatoriali che mostrano il sistema con cui si producevano i caratteri in epoca pre-industriale. 

Il fonditore si metteva i guanti, fondeva la lega tipografica in un crogiolo, posizionava la matrice nella forma regolabile, chiudeva, versava la lega con un colino, apriva e otteneva il carattere in metallo che poi andava rifinito a mano per togliere le irregolarità da tutti i lati. 

"Dovrei essere in grado di produrre dai sei agli otto caratteri al minuto" dice, in inglese, il fonditore. 

Se facciamo i calcoli otteniamo 480 caratteri l'ora. In una giornata lavorativa di 8 ore, avremmo 3.840 caratteri. Appunto, i quasi 4.000 a cui accennava il documento di cui sopra. 

Nel medioevo non c'erano orologi, la giornata lavorativa variava a seconda delle stagioni in base alle ore di luce. 

E comunque non credo che Gutenberg avesse bisogno di una produzione continuativa di caratteri tipografici, visto che non li doveva vendere. Una volta prodotti quelli di cui aveva bisogno non aveva motivo di produrne in eccesso visto che non c'erano altri stampatori a cui venderli, e soprattutto visto che non aveva i soldi per pagare lavoro e materie prime: la principale sua preoccupazione in quegli anni era portare a termine la stampa della Bibbia, e sappiamo com'è finita. 

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