Art Nuvo Letterpress, Roberta
Si avvicina l'estate, tempo di concerti, feste, sagre e rievocazioni storiche. E proprio per poster e banner di queste ultime si fa incetta di font medievali, dato che stiamo in Italia. Ma il medioevo non è il solo periodo di riferimento.
In un piccolo paese sull'Appennino stanno cominciando in questi giorni le iniziative in preparazione alla corsa all'anello, che sarà preceduta da uno sfarzoso corteo in abiti seicenteschi. Ogni rione aprirà una taverna, su Facebook sono circolati gli annunci.
In uno di questi, su fondo color pergamena, compaiono scritte in nero con uso di Old English per orario, luogo di apertura, nome della contrada e motto, più un normale serif per i numeri dei responsabili da contattare per le prenotazioni.
Ma tutte le scritte principali con l'annuncio e la data sono scritte in maiuscolo in un font che ricorda l'inizio del Novecento, per giunta con le aste macchiate come se fosse stato stampato con una vecchia pressa.
Mando una parola a What Font Is e arrivo facilmente a identificare il carattere utilizzato: Art Nuvo Letterpress, acquistabile su Creative Market.
Nello specimen il carattere viene definito "rough psychedelic font", ma dal nome si capisce che il riferimento principale è la corrente artistica chiamata art nouveau.
Mancano le minuscole. Il font è un maiuscoletto, questo significa che al posto delle minuscole ci sono delle minuscole di dimensioni più piccole, e questo permette di movimentare un po' la composizione senza variare la dimensione.
Le parentesi quadre e graffe sono normali, mentre il resto della punteggiatura è disegnato in stile, inclusa la chiocciola che è disegnata attorno a una A maiuscola.
Gli stili disponibili sono sei: Regular, Ultrarough, Stamp, Letterpress, Oblique e Outline.
La descrizione non dice nulla di preciso, ma il disegno non deve essere originale, visto che What Font Is mi restituisce altri font in cui le lettere hanno la stessa forma: Chocolate Valentines o Legrand Regular (gratis per uso personale).
Nessuna descrizione spiega da dove deriva l'ispirazione.
Faccio la ricerca anche con What The Font su My Fonts, e l'unica corrispondenza esatta (per forma, senza sporcature) è Display Art Three di Gerald Gallo.
Sulla piattaforma dal 2009. Anche qui non c'è nessun riferimento a un'ispirazione precisa. Si parla di art nouveau all'inizio del ventesimo secolo. Non adatto per testi in piccolo ma solo per usi display, titoli, loghi, branding eccetera.
Fonts In Use dice che questo font è una interpretazione digitale non accreditata di Roberta No.2 Initials. Nessun uso segnalato.
Del Roberta ci sono ben 21 segnalazioni sul sito, ma contrariamente alle mie aspettative non si tratta di un font dell'inizio del secolo, ma di un lavoro del 1970 circa.
"Disegnato da Robert Trogman per Fotostar, non si sa se nel 1962 basato sull'insegna di un ristorante belga, o nel 1963 ispirato a iniziali in legno viste in una rivista belga".
Esiste in otto stili (Regular, Italic, Black, Outline, Fancy, Raised Shadow e due set di iniziali). Nei primi quattro ci sono anche le minuscole.
Ne esiste anche una versione gratuita chiamata Legrand, prodotta da Rick Mueller nel 1993, a cui ha poi messo mano l'immancabile Dieter Steffmann nel 1999.
C'è anche una digitalizzazione del Black realizzata da Profonts realizzata ma "non autorizzata".
Identifont continua ad avere problemi che lo rendono temporaneamente inagibile.





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