Francois Fradin


Un dettaglio del Corpus Iuris Civilis esposto nel Museo della Cattedrale di Anagni. Il testo è stampato in dimensioni relativamente piccole, ma ogni volume è enorme, sia come dimensioni del foglio che per numero di pagine.

Nel Museo della Cattedrale di Anagni c'è una biblioteca con manoscritti e incunaboli. In esposizione ci sono gli enormi volumi di un'edizione cinquecentesca del Codice di Giustiniano stampata in caratteri gotici con inchiostri rosso e nero. 

Quando pensiamo al gotico ci viene forse in mente l'Old English, che è quello più diffuso al giorno d'oggi perché è installato di default coi principali software da ufficio. Ma quello riproduce una calligrafia gotica quadrata, in cui per restringere la o il più possibile, questa lettera viene costruita con due tratti verticali rettilinei. Qui invece la o è a mandorla, e sullo stesso principio viene costruita la d: i tratti sono curvi, c'è parecchio spazio bianco nelle lettere. 

In particolare noto le maiuscole: la D ha due tratti sottili obliqui che la attraversano, e la S è particolarissima, composta da tre tratti sinuosi che in due punti si affiancano, creando visivamente uno sdoppiamento dell'asta in corrispondenza delle due anse. 

Si può provare a mandare una parola a What The Font per vedere se esiste qualche carattere digitale simile. Il più somigliante è il 1483 Rotunda Lyon, acquistabile da Creative Fabrica. 

Altri risultati suggeriti sono RisingSun, stessa piattaforma, NicolausKesler da Creative Market, Coburg No2 Regular da Fonts Spring, Espinosa Nova Rotunda Bol... e Cresci Rotunda da My Fonts, più Schampel Black gratis per uso personale. 

Provo con una parola contenenente la S, ma roba simile non si trova. Il primo a presentare lo stesso sdoppiamento è l'FF Ophelia Std Regular, da My Fonts. 

Una S in tre tratti la troviamo nell'Old Print, ma l'affiancamento in corrispondenza delle anse è meno evidente, e c'è un rigonfiamento centrale. Gratis per uso personale.

Cercando su My Fonts, la prima D con tratti obliqui centrali è nel Clemente Rotunda Regular, e lo stesso avviene nel Cresci Rotunda Regular. 

Il primo è di Monotype, il secondo di ITC.

Sulla pagina del sito del Museo c'è una descrizione stringata che non fa riferimento al nome dello stampatore. 

Chiedo a Google, e la risposta è che si tratta del "celebre" stampatore francese Francois Fradin. 

Celebre per chi? Io non l'ho mai sentito nominare, e in effetti Wikipedia in italiano non gli dedica nessun articolo. 

Se ne parla solo sulle edizioni francese e olandese, e basta.  

Le uniche foto pubblicate da Wikipedia sono quelle che mostrano l'evoluzione del suo marchio tipografico nei primi trent'anni del Cinquecento. 

Stampava a Lione. Toh! allora il 1483 Rotunda Lyon è ispirato al suo lavoro? No, perché nell'83 Fradin aveva solo 13 anni, e mancavano 10 anni al momento dell'inizio della sua attività. 

Il 1483 Rotunda Lyon venne realizzato invece dal tipografo di Liegi Guillame Le Roy, chiamato a Lione dal mercante locale Barthelemy Buyer. 

Possibile che Fradin abbia iniziato a lavorare con Le Roy, ma questo Wikipedia non lo dice. 

Su Identifont non ci sono revival di caratteri attribuiti direttamente a Fradin o Le Roy. 

I volumi esposti ad Anagni sono in formato in folio. Ogni pagina poteva essere larga forse 34-38 cm a seconda dell'impaginazione. 

Mi pare che i font in uso fossero due, uno più grande per il testo centrale e uno più piccolo per il testo che scorre intorno.

Volendo azzardare una stima arbitraria potrei dire che saremmo intorno ai 15 e 14 punti tipografici, ma a quanto pare questo dettaglio non interessa a nessuno. E comunque i punti tipografici sono stati inventati solo due secoli dopo, e con misure diverse rispetto a quella che usiamo oggi.


Nella stessa stanza del museo è possibile osservare altri documenti scritti a mano: bolle papali, donazioni e altri frammenti. Non libri manoscritti, di cui si possono osservare solo i dorsi nelle librerie circostanti. 

Tipografia e calligrafia sono discipline collegate, dato che i primi caratteri tipografici riproducevano quelli dei manoscritti, e che comunque in qualsiasi momento qualcuno può decidere di creare un font a partire dalle lettere tracciate a mano secoli fa.

Chiaramente scrivendo a mano le cancellerie ufficiali potevano mettere in atto soluzioni impensabili dal punto di vista tipografico. 


Un dettaglio di un documento ufficiale scritto a mano forse dalla cancelleria papale. Si può trovare qualche font dalle forme simili, anche se una d strutturata in quel modo è qualcosa di rarissimo. Ma guardate quei tratti ascendenti esagerati in prima riga. Solo perché si scriveva a mano qualcuno ha potuto pensare di fare una cosa del genere. Le maiuscole venivano usate come capolettera, e le loro dimensioni e proporzioni potevano variare a piacimento, tanto erano disegnate a mano...


Ma chi è appassionato di caratteri tipografici non può trovare riposo neanche nelle altre stanze del museo. Nell'undicesima sono presenti lapidi antiche dove si possono vedere lettere dalle forme originali, strane legature, e una punteggiatura impossibile da trovare nei font digitali.

Oggi chi deve scrivere un trattato sulle antiche epigrafi può tranquillamente includere nel testo anche le immagini, ma nei secoli passati, quando il modo più pratico per riportare il testo era quello di comporlo coi caratteri tipografici, ci si trovava in difficoltà per la mancanza dei caratteri corrispondenti. 


Come si fa a trascrivere tipograficamente quest'antica lapide in maniera fedele? C'è bisogno di una D barrata, di una Z rispecchiata, e magari di una q dalla forma minuscola ma che non scende sotto la linea di base. Per non parlare dei tre punti che separano le parole. 

Come mai tutte le verticali non sono parallele tra loro? Dovrebbe essere il primo requisito per cercare di ottenere un lavoro fatto bene. Ma gli standard che avevano all'epoca erano diversi da quelli di oggi. E quelle S disegnate in maniera goffa e sempre diversa? Noto poi una A col tratto centrale in discesa, ma soprattutto il fatto che la L è andata a infilarsi dentro la C. Non volendo lavorare con un software apposito, oggi esistono font che permettono di usare quella legatura grazie alle funzionalità OpenType. 

E non sono solo le lapidi a fornire spunti di riflessione: anche le iscrizioni in rilievo sulle campane ci mostrano scelte particolarmente curiose e inspiegabili, introvabili in ambito tipografico. 

Una stranissima T che compare su una campana antica, nella parola "devotos". La base si arriccia e diventa una decorazione floreale

Con tutte queste considerazioni in testa stavo camminando per le stradine della città, quando in una vetrina ho visto una cosa che non mi aspettavo e non stavo cercando: una bottega di letterpress: quella di Damiano Sinibaldi.

Ma questa è tutta un'altra storia, e la racconterò in un altro post.

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