Il design della patente di guida

Tre giorni fa un certo Riccardo Cambò ha caricato su Facebook e Instagram un video in cui critica e riprogetta il design dell'attuale patente di guida in uso in Italia. 

Il modo in cui è strutturata ora è pessimo: le scritte sono piccole anche se rimane parecchio spazio vuoto, e ogni riga di testo è numerata: per capire a cosa si riferisce la data indicata come 4a o la sigla con scritto 4c bisogna andare a leggere la didascalia sul retro. 

Così nasce l'idea di organizzare un restyling: portare la label al disopra delle informazioni, separare la parte anagrafica da quella tecnica.

Già va meglio, ma per un lavoro più professionale ci vogliono i professionisti: così il resto del restyling Cambò lo affida all'agenzia Aperto. 

E' venuto fuori un capolavoro: foto a colori con contorno a nuvoletta, simboli della Repubblica Italiana sullo sfondo e agli angoli, numero della patente e simboli dei veicoli che si è autorizzati a guidare sulla stessa facciata anziché nella ingombrante tabella sul retro piena di righe inutili (camion, autobus, moto... tutti veicoli che la persona non può guidare), e c'è anche un piccolo QR code. 

"Ma siamo sicuri che la carta fisica abbia ancora senso? No, perché se deve essere digitale dovrebbe avere un'altra forma..."

Cambò è giovane, istintivamente pensa che qualunque cosa debba stare sul cellulare. Col risultato che se uno perde il cellulare, o gli va in tilt o è scarico, perde (momentaneamente) tutte le informazioni sulla sua identità, i suoi soldi, i biglietti del treno già acquistati... 

Nell'esempio che viene mostrato nel video le informazioni sulle vere patenti sono numerate da 1 a 5 (il 4 è triplicato: 4a, 4b, 4c) e poi si salta direttamente a 9.

Sulla mia patente c'è anche un 7, ossia la mia firma, mentre dietro ci sono il 10, l'11 e il 12. Cos'è il 12? Codici... Vaghissimo. 

C'è anche il 13, che però non viene spiegato dalla didascalia. 

Comunque, bella o non bella, la patente ha alcune caratteristiche fondamentali della stampa di sicurezza. C'è un ologramma trasparente in corrispondenza dell'angolo superiore destro della foto, col simbolo della Repubblica Italiana, che dà qualche effetto arcobaleno se visto sotto l'angolo giusto. 

Ci sono scritte in varie lingue sullo sfondo, anche in caratteri greci e cirillici che si usano nei Paesi dell'Unione Europea. Ci sono poi scritte più piccole, che possono essere stampate con nitidezza solo con strumenti particolari: alcune patenti false vengono identificate proprio per il fatto che queste scritte vengono sfocate.

Le lettere greche hanno tratti più leggeri di quelle latine o cirilliche. Tra le lettere latine ce ne sono varie dotate di segni diacritici particolari. La più strana è forse la o barrata che si usa in lingua danese.



Il testo in alto è scritto in inchiostro cangiante: da alcune angolazioni sembra nero, da altre sembra blu.


E poi ci sono tre righe ondulate in orizzontale, in basso, realizzate a secco, cioè senza inchiostro. Si vedono solo orientando la carta di profilo rispetto alla luce. C'è scritto "Patente di guida Repubblica Italiana", tutto in maiuscolo. 


La scritta invisibile sulle patenti italiane, vista in controluce accanto a un righello millimetrato per rendersi conto delle proporzioni.

Nelle due righe più grandi la parola "Patente" occupa quattro millimetri e mezzo. Nella più piccola, centrale, la parola "Repubblica" occupa tre millimetri. 

Ossia? Per ottenere una scritta di quelle dimensioni in Arial bisogna impostare un corpo di quasi 3 punti per le righe grandi, e 1 e qualcosa per la riga in piccolo!

Finché si tratta di visualizzare scritte del genere sullo schermo, il software non ha nulla in contrario. Se si tratta di stamparle con una normale stampante, invece il risultato difficilmente sarà soddisfacente. 

La stampa di sicurezza è un settore in cui i centri stampa professionali non possono essere sostituiti con stampanti da ufficio. 

La punta di diamante della tipografia in questo settore sono le banconote, dove pure sono presenti scritte microscopiche come garanzia di autenticità. 

Le banconote non possono essere stampate in un colpo solo come un normale documento che viene fuori dal pc, dato che ci sono componenti diverse che vanno realizzate con tecniche diverse: il colore di sfondo magari può essere offset, le scritte in rilievo in serigrafia, il codice di una singola banconota viene stampigliato con un altro macchinario, in rilievografia. E magari deve passare tempo tra una fase e l'altra per far asciugare gli inchiostri.

Quando Alberto Angela ha visitato lo stabilimento blindato in cui vengono stampati gli euro, gli sono state mostrate solo alcune delle operazioni, mentre su altre vige il segreto più assoluto!

Un tempo l'accuratezza della stampa era fondamentale per garantire l'autenticità di un documento. Oggi col digitale sono più importanti gli algoritmi crittografici che producono numeri, codici a barre, QR code. 

Ai tempi della pandemia uno dei post più cercati su questo blog era "font green pass". Ma il green pass non aveva nessun font embedded: le scritte venivano visualizzate diversamente a seconda del dispositivo su cui veniva visualizzato il documento, perché si attingeva ai font di sistema. 

Stamparlo con un font o con un altro non cambiava nulla: l'autenticità era determinata dalle informazioni memorizzate nel codice, che non potevano essere alterate senza conoscere l'algoritmo, che era segreto. 

Sui documenti cartacei o plastificati invece è importante il materiale di supporto, la tecnica di stampa e anche il carattere utilizzato. I poliziotti di pattuglia talvolta hanno riconosciuto a occhio i documenti contraffatti, solo perché il font utilizzato non era uguale a quello che vedevano di solito, pur senza avere studiato design e tipografia. 

Nei prossimi giorni uscirà un nuovo video di Cambò: stavolta c'è di mezzo il restyling della carta d'identità!

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