La bandiera di Garibaldi
Nel 1843 Garibaldi usò una bandiera col Vesuvio nelle battaglie che combatté in Uruguay.
"Come il Vesuvio incessantemente arde, così arde nei petti degli italiani il fuoco della Libertà", sono le parole attribuite a uno degli aiutanti di Garibaldi, Luigi Missaglia e riportate sul sito Storie Di Napoli.
La bandiera raffigura un vulcano in piena eruzione, su fondo nero. In effetti il profilo della montagna non è proprio coincidente con quello del Vesuvio, ma va bene lo stesso.
La particolarità dell'esemplare che viene mostrato, conservato chissà dove, è che c'è sopra una lunga scritta, in caratteri bodoniani, in giallo, su tre righe di cui una curvata: "Hazana del 8 febrero de 1846 / Realizada por la legion italiana / a las ordenes de Garibaldi".
La scritta è in spagnolo, tutta in lettere maiuscole.
Le parole "del" e "de" hanno le lettere inclinate a sinistra anziché a destra come dovrebbe avvenire in un normale corsivo.
Il glifo più particolare è l'8 usato per indicare il giorno. Che è diverso dall'8 usato per indicare l'anno. Quest'ultimo è simmetrico, come è normale nei font bodoniani. L'altro non è simmetrico, avendo un tratto centrale obliquo a cui si collegano i due tratti sottili da sopra e da sotto. Eppure sembra stranissimo, come se avesse qualcosa che non va. Che cosa?
In pratica il numero è ribaltato in orizzontale. In molti font serif l'8 è asimmetrico, ma il tratto spesso procede da in alto a sinistra a in basso a destra. In pratica è come se fosse una S con le estremità assottigliate che vanno a toccare il tratto centrale. Qui invece è stato ingrossato il tratto sbagliato.
Difficile trovare un font con una soluzione del genere, proprio perché per chi guarda è un pugno in un occhio.
Tra i 15 tipi di carattere che Google Fonts classifica come Fatface il più "rilevante" è il Gravitas One, che ha un 8 asimmetrico disegnato nella maniera corretta.
L'Abril Fatface invece, che si trova qualche posizione più in basso, ha un 8 simmetrico, coi tratti laterali ingrossati e quelli centrali sottili.
Quando si disegnano i caratteri serif bisogna fare attenzione a quelle lettere che sono simmetriche nella loro versione sans ma non lo sono quando sono dotate di grazie: in particolare pensiamo alle lettere AMVWXY, dove il tratto più spesso è sempre quello in discesa. Quindi nella A è il fianco destro ad essere più pesante, mentre nella V è il fianco sinistro. Anche la U è asimmetrica, più pesante a sinistra. La H deve avere le aste verticali pesanti e il tratto centrale sottile, mentre la N ha le aste verticali sottili e il tratto obliquo pesante. Nella Z invece è il tratto obliquo ad essere pesante, anche se è in salita.
Il motivo di queste irregolarità può essere fatto risalire ai pennini che si usavano prima dell'invenzione della stampa, i quali avevano una punta piatta. Lo spessore del tratto quindi era diverso a seconda della direzione in cui venivano tracciate le linee. Nei primi caratteri tipografici le lettere avevano gli spessori strutturati nello stesso modo delle lettere manoscritte. E in effetti la Z aveva il tratto obliquo più sottile rispetto ai tratti orizzontali. All'inizio dell'Ottocento Bodoni e altri incisori razionalizzarono il disegno delle lettere, staccandolo dalla calligrafia, ma senza rinunciare contrasto, anzi, aumentandolo a dismisura.





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