La Bibbia latina di Mentelin
Ieri ho linkato Archive.org, dove si può sfogliare la Bibbia in latino di Mentelin.
Il libro è stato stampato nel 1458, appena 3 anni dopo la Bibbia di Gutenberg e non va confuso con un'altra Bibbia stampata da Mentelin, quella del 1466 che invece è in tedesco ed è la prima Bibbia in lingua volgare ad essere stata stampata.
Gli studiosi spesso le distinguono per il numero di righe: quella di Gutenberg ne aveva 42 per pagina, quella di Mentelin in latino 49, quella in tedesco 61, grazie alla realizzazione di un font di dimensioni più piccole.
In ogni caso il testo era diviso in due colonne.
Dopo avere pubblicato il post ho provato a dare un'occhiata al testo, e ho notato che non c'entra nulla con la Genesi e a prima vista non c'entra nulla nemmeno con la Bibbia. Non è che il file è stato etichettato male?
Non proprio. Il volume si apre con un prologo al Libro dei Proverbi. Evidentemente non si tratta del primo volume, ma del secondo. Infatti più avanti troviamo i Vangeli, le lettere degli apostoli, e l'Apocalisse finale.
Il paragrafo iniziale dovrebbe essere il testo della Praefato In Libros Salomonis di Sophronius Eusebius Hieronimus, ossia San Girolamo.
Sfoglio velocemente il libro, dopo avere scaricato il file da 150 MB dato che nel browser si blocca dopo poche pagine.
Dopo un po' di disorientamento è facile orientarsi: quelle lettere apparentemente senza senso che compaiono in alto, maiuscole, in rosso sono in realtà il titolo di ogni libro suddiviso in due metà allineate a centro pagina. Se sulla pagina di sinistra c'è scritto "Lu" e su quella di destra "cas", significa che siamo nel Vangelo di Luca, "Lucas" in latino.
Il fatto che si tratta di un Pdf impedisce di avere una visione d'insieme.
Comunque, già che ci sono, prendo un paragrafo dalla prima pagina di questo Vangelo.
In un'edizione moderna della Bibbia, il testo è questo:
Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio (...)".
Notiamo le stesse cose che abbiamo notato per la Bibbia di Gutenberg: Mentelin non aveva le virgolette per riportare il discorso diretto, e aveva una punteggiatura ben diversa da quella che conosciamo noi. Non aveva la virgola. Al suo posto doveva usare i due punti, quindi non aveva un segno corrispondente ai nostri due punti. Una volta al posto della virgola usa l'interpunctus, ossia un punto a mezza altezza.
Le maiuscole ce le aveva, ma le usava solo ad inizio di frase, non per indicare nomi propri (Zaccaria, Elisabetta) o titoli importanti (Signore, Spirito Santo).
Ritrascrivo la traduzione moderna di quel brano, adattandola con le convenzioni dell'epoca:
Allora gli apparve un angelo del signore: ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide zaccaria si turbò: e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse. Non temere zaccaria: la tua preghiera è stata esaudita. Tua moglie Elisabetta ti darà un figlio - che chiamerai Giovanni: avrai gioia ed esultanza: molti si rallegreranno della sua nascita. Egli sarà grande davanti al Signore: non berrà vino né bevande inebrianti. Sarà pieno di spirito santo fin dal seno di sua madre: e ricondurrà molti figli d'israele al signore loro dio (...)".
L'interpunctus qui l'ho reso con un trattino.
Quello che nel testo latino è chiamato "utero" in italiano è tradotto con "seno". E questo mi riporta alla memoria un mio vicino di casa, buonanima, che contestava l'Ave Maria dicendo che i bambini nascono dal grembo, non dal seno, e non era d'accordo con la versione decisa dalla Chiesa.
Notiamo le convenzioni medievali: alcune lettere spariscono e vengono richiamate solo da una tilde sulla vocale che le precede.
Inoltre ci sono altre abbreviazioni, con glifi non più in uso, come quei due 4 aperti che vediamo in ultima riga che in realtà si riferiscono alla desinenza -rum.
Quel simbolo ha un suo valore Unicode: U+A75D, si chiama, in inglese "Latin Small Letter Rum Rotunda", e deriva appunto dalla R rotunda.
Ne esiste anche una versione con la lettera maiuscola, che somiglia molto al simbolo della ricetta ma ha un valore diverso: U+A776 anziché U+211E.
Per quanto riguarda le lettere, ricordiamo che la s è presente in due forme: quella lunga in mezzo alla parola e quella normale al termine della parola. Inoltre i suoni U e V non sono differenziati: a inizio periodo compare sempre la V maiuscola anche quando ci vorrebbe una U, mentre in mezzo alle parole compare sempre la u anche quando ci vorrebbe una v.
In questa pagina mi colpisce la z, che ha la forma di un 3 con tratto discendente.
Su tutte le maiuscole c'era un trattino rosso che veniva aggiunto a mano da un rubricatore, così come erano aggiunti a mano i capolettera e le decorazioni colorate attorno al testo.
Volendo concentrarsi sui dettagli notiamo che era abbastanza difficile tenere le lettere sulla stessa linea di base: a volte sono più in alto, a volte più in basso, in maniera casuale.
Le pagine non erano numerate. Non c'era un carattere tipografico più grande per i titoli, né un secondo font grassetto o corsivo per mettere in evidenza alcune parole nel testo.
Il colore rosso veniva usato anche per aggiungere il numero del capitolo, in numeri romani, subito in coda all'ultima riga del capitolo precedente, evidentemente a mano. Se c'era troppo spazio vuoto, le ultime parole del capitolo prima venivano messe a fine riga, le prime del capitolo nuovo all'inizio, e in mezzo veniva lasciato lo spazio per scrivere il numero.
4 si scriveva IIII anziché IV.
Mi aveva colpito il fatto che la lettera U comparisse nella parola "Lucas" in alto. Non sarebbe dovuta essere una V? In realtà lo è, in un certo senso: solo che in quello stile di scrittura, che è lo stesso dei capolettera, la V si fa arrotondata come se fosse una U. Lo noto qualche pagina più avanti, dove il capolettera è una bella U con svolazzo sulla sinistra e asta finale che curva in basso a destra come nella minuscola, solo che è l'iniziale della parola "Veritate".
Alcuni elementi che noi diamo per scontati nei libri non sono nate al momento dell'invenzione della stampa ma solo in seguito: frontespizio, colophon, numeri di pagina eccetera. Se non sbaglio la virgola è stata introdotta da Manuzio alla fine del Quattrocento, e lo stampatore italiano ha anche inventato il punto e virgola e sistemato apostrofi e accenti. Le virgolette non saprei, mi pare di avere cercato qualcosa in proposito tempo fa ma non ricordo se avevo trovato informazioni precise.







Commenti
Posta un commento