Wang Zhen
Esistono varie persone che si chiamano Whang Zhen. Il primo che viene presentato da Google è un politico e generale cinese vissuto nel Novecento. E' stato anche vicepresidente della Repubblica.
Poi vengono un professore, un'attrice, uno sportivo, un pittore... In tutta la prima pagina di risultati, quello che sto cercando io non c'è.
Se però aggiungo alla ricerca la parola "typography", ecco che il primo risultato è una pagina di Wikipedia dedicata all'"agronomo, inventore, ingegnere meccanico, politico e scrittore della dinastia Yuan (1271-1368)".
Il motivo per cui interessa a questo blog è che nel suo Libro Di Agricoltura del 1313 descrive un sistema di stampa basato su caratteri mobili in legno.
Stiamo parlando di più di un secolo di anticipo rispetto a Gutenberg, che si occupò dello stesso problema in Europa solo a metà del Quattrocento.
Gutenberg usò i caratteri in metallo, che potevano essere prodotti in serie grazie a uno stampo, e mise a punto il torchio tipografico, riadattando il torchio per la pigiatura dell'uva per costruire qualcosa che non si era mai visto prima.
Non esistono prove che in Europa fossero conosciute le tecniche inventate dai cinesi. Wang invece era conoscenza della stampa a caratteri mobili, inventata in precedenza da Bi Sheng, solo che spiega che i caratteri possono essere realizzati non solo in terracotta, ma anche in legno.
I caratteri cinesi hanno tutti la stessa larghezza, la scrittura è in verticale. Dopo aver rifinito i blocchetti di legno in maniera tale che avessero tutti le stesse identiche dimensioni, li si poteva fissare in colonna usando strisce di bambù.
Il sistema di Bi Sheng rimase sempre a un livello sperimentale, perché in effetti il materiale era poco pratico.
Rispetto alla scrittura occidentale, che è composta di pochi segni, quella cinese prevede la fabbricazione di un numero sconfinato di caratteri, e questo è forse uno dei motivi per cui l'invenzione della stampa non ebbe effetti così dirompenti come in Europa.
Comunque Wang aggiunse dei miglioramenti, come per esempio la cassa girevole che permetteva di raggiungere qualsiasi carattere senza spostarsi. Wang mise a punto un criterio per ordinare i caratteri in questa cassa, in base a tono, rima e frequenza d'uso.
Wang racconta anche che si era provato ad usare lo stagno per produrre caratteri tipografici, ma la stampa veniva di pessima qualità a causa dell'inadeguatezza dell'inchiostro.
A fine Quattrocento il metallo tornò ad essere usato in Cina: stavolta venne scelto il bronzo.
Anche se l'invenzione di Wang non fu rivoluzionaria come quella di Gutenberg, comunque venne usata a livello locale per stampare gazzette e libri.
Wang incideva tutti i caratteri su un blocco di legno e poi li separava con una sega. Nel Settecento Jin Jian mise a punto un altro metodo, che prevedeva di separare i blocchetti di legno prima di iniziare a incidere la forma delle lettere.
A Wang non è dedicato nessun articolo su Wikipedia in italiano.
Accanto all'articolo che gli dedica Wikipedia in inglese si può vedere il disegno della cassa girevole che aveva messo a punto.
Su I Love Typography si può vedere un'edizione cinquecentesca di un testo trecentesco in cui si riconosce metà della cassa circolare.
Il sito racconta che non è sopravvissuta neanche una copia delle opere stampate da Bi Sheng: tutto ciò che abbiamo è un resoconto del suo metodo, descritto da uno storico dell'epoca, Shen Kuo.
Le casse girevoli di Wang si usavano a coppie, dalla stessa persona: in una c'erano le parole organizzate per rima, nell'altra c'erano le parole più usate.
In inglese esiste una parola per indicare un piano girevole: "Lazy Susan", a cui è dedicata una voce di Wikipedia che manca invece in italiano.
E' un oggetto che si mette a centro tavola per far girare i piatti tra i vari commensali.
L'articolo di I Love Typography cerca di spiegare anche perché l'invenzione cinese non ebbe lo stesso impatto di quella europea. Oltre al problema della scrittura complessa e dell'inchiostro inadeguato, c'è anche quello che la carta era troppo fragile e sottile per poter sopportare il processo di stampa.





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