Autosprint

Dato che l'altro giorno ho parlato di Autosprint, mi è venuto in mente di andare a cercare qualche vecchia copia, e ne ho trovata una addirittura del 2000, un quarto di secolo fa. 

Ecco un confronto tra il carattere in uso oggi e quello in uso all'epoca. 

Due pagine di Autosprint, a sinistra una del 2000, a destra una del 2026.

Ovviamente la prima cosa che salta all'occhio è che è cambiato lo stile: il carattere che si usa oggi è uno slab, mentre quello che si usava all'epoca era un serif librario. 

Chiedo un parere a What Font Is e uno dei risultati che si avvicinano di più è il Garamond Nova Pro Condensed.

Un Garamond condensato. 

A guardare bene l'interlinea è la stessa, 12 punti tipografici, ma col vecchio font la parola "Ferrari" occupava 8 millimetri, con quello nuovo ne occupa più di 9. 

Diamo un'occhiata anche all'impaginazione. Col sistema in uso un quarto di secolo fa le pagine potevano essere divise in tre colonne da 58 millimetri oppure in 4 colonne da 42 mm, in entrambi i casi separate da 4 millimetri bianchi.

Oggi invece ci sono due colonne da 67 mm, separate di quattro millimetri ma con righina verticale intermedia. 

Lo spazio in eccesso viene lasciato vuoto a centro rivista, e se possibile viene riempito con didascalie, classifiche, informazioni aggiuntive. 

All'epoca l'impaginazione era più movimentata, con titoli e immagini che andavano a scompaginare lo schema di base. 

Oggi invece è tutto più pulito e prevedibile, un po' perché forse c'è meno staff e quindi meno tempo per riorganizzare il tutto, ma anche perché così a mio giudizio l'aspetto è più gradevole. 

Impaginazioni a confronto: sopra quella di oggi, sotto quella di venticinque anni fa. All'epoca le foto scombussolavano un po' il numero di colonne, vediamo il personaggio ritagliato che si sovrappone a una delle immagini. Oggi è tutto più stabile e ordinato, che oltretutto è più semplice da realizzare.

I titoli una volta erano in un sans serif molto pesante, in nero, in rosso, o in rosso con ombra nera. 

Oggi sono sempre in sans serif all caps, ma il peso è molto più leggero. 

I colori in uso oggi sono sempre il nero e il rosso, ma è un rosso meno brillante. 

C'è stato un po' di restyling anche per la testata: la conformazione è la stessa, scritta bianca su fondo rosso, tutta in maiuscolo, caratteri larghi e senza grazie, in un rettangolo decentrato sulla sinistra. 

Ma nel 2000 c'era un'ombra nera a destra e in basso, mentre oggi c'è una cornicetta gialla. Nel 2000 ogni lettera gettava un'ombra a destra e in basso che oggi è solo accennata. 

E nel 2000 le controforme dentro le lettere PRO erano molto più larghe di oggi. 


Sopra, il logo del 2000, sotto, il logo attuale. Apparentemente è rimasto lo stesso, ma se date un'occhiata alla controforma delle lettere OPR (ossia al "buco", diciamo) vi rendete conto che qualcosa è cambiato. Idem se vedete la proporzione tra i due tratti verticali della U e lo spazio che li separa. 

Possiamo confrontare anche i prezzi: venticinque anni fa il costo era di 4.500 lire, oggi è di 4 euro. 

Quando l'euro è entrato in vigore valeva 1936,27 lire, e questo significa che il prezzo del settimanale corrisponderebbe a 2,32 euro circa. 

Anche l'IA di Google mi risponde dandomi la stessa cifra, ma poi spiega che per fare un confronto bisogna tenere conto della rivalutazione Istat. Il coefficiente relativo al 2000 è 1,6. Questo significa che bisogna moltiplicare per questa cifra il prezzo di quell'anno. Otteniamo così 3,72 euro. 

"Ciò significa che per comprare oggi gli stessi beni che nel 2000 costavano 4.500 lire sarebbero necessari 3,72 euro", spiega l'IA. 

In proporzione, l'aumento sarebbe solo del 7% anziché del 72%. 

Sarà...

Commenti

Post più popolari