Linotype e Monotype in funzione

Nel lontano 2010 è stato caricato su Youtube un video che mostra una monotype e una linotype in funzione.

Immagini amatoriali, senza commento, senza spiegazioni, senza didascalie. Non si sa dove sono state registrate, ad esempio. 

Dal Quattrocento all'Ottocento i caratteri tipografici venivano prodotti dalle fonderie in maniera non automatizzata: un operaio con un colino versava piombo fuso in uno stampo, e ne estraeva un carattere in metallo che poi doveva essere rifinito a mano da un apprendista. 

Nell'Ottocento vennero inventate delle macchine in grado di produrre in automatico i caratteri tipografici, e alcune di queste erano progettate per essere usate non dalle fonderie, ma dagli stessi tipografi al momento in cui andavano a comporre il testo.

Due aziende diverse elaborarono soluzioni diverse allo stesso problema. La Monotype progettò due macchine: su una c'era una tastiera sulla quale veniva digitato il testo che veniva memorizzato su un nastro di carta perforata; l'altra invece prendeva in input questo nastro e restituiva in output, uno alla volta in rapida successione, i caratteri tipografici nell'ordine in cui dovevano essere stampati.

La Linotype invece progettò una macchina in cui digitando il testo sulla tastiera si potevano allineare le matrici a formare il testo di una singola riga. Una volta completata, veniva pompato il piombo fuso nello stampo e si otteneva in output una barretta di metallo col testo di quella riga in rilievo. Le matrici tornavano automaticamente al loro posto. 

Questi sistemi sopravvissero entrambi per gran parte del Novecento, perché venivano incontro ad esigenze diverse. Col sistema della Monotype era possibile conservare in memoria il testo composto ed era possibile correggere gli errori rimuovendo lettere singole, quindi era utilizzato dalle case editrici di libri. Il sistema della Linotype invece veniva utilizzato soprattutto dai quotidiani, dove era necessario smistare il testo in colonne senza correre il rischio di scompaginare tutti i caratteri, e non c'era la necessità di ristampare gli stessi articoli in un secondo momento. 

Il video in questione ha totalizzato 25mila visualizzazioni, ma chiaramente se lo spettatore non sa di cosa si tratta non capisce assolutamente niente di quello che sta succedendo. 

Si vede una macchina che si muove in maniera ritmica, ma l'inquadratura è troppo lontana per poter riconoscere quali sono le lettere dell'alfabeto, mentre il nastro di carta perforata si intravede sullo sfondo per un attimo soltanto. 

Questa è la macchina fonditrice della Monotype. Mancano inquadrature della macchina compositrice. 

Si vede poi un crogiolo col piombo fuso che viene ripulito dalle impurità.

Infine si vede un operatore che digita sulla tastiera della linotype, e corregge gli errori direttamente nel compositoio, prima di ottenere la riga in piombo. 

Tra le matrici che scendono se ne vedono alcune di forma strana: si tratta degli spazi, che a differenza delle normali matrici erano composti di due pezzi a cuneo che scorrevano uno sull'altro e che servivano per la giustificazione del testo. Dato che in un testo giustificato tutte le righe devono avere la stessa lunghezza, basta aumentare lo spazio tra una parola e l'altra per ottenere questo risultato. 

Sia le linotype che le monotype in origine non avevano un briciolo di intelligenza artificiale al loro interno. Il funzionamento era determinato dalla meccanica: c'erano leve, ingranaggi, eccentrici, alberi rotanti, viti, dentini... Non si poteva dare loro istruzioni: per cambiarne il funzionamento era necessario cambiare o spostare dei pezzi di hardware. Solo nella seconda metà del Novecento si iniziò a metterle in relazione coi computer, in qualche modo, per automatizzare alcune operazioni, ad esempio la sillabazione. 

Ma poi la rivoluzione informatica fece sparire completamente queste macchine, che già avevano subito un primo colpo dall'invenzione della fotocomposizione. 

Anche se sembra una tecnologia preistorica, non dobbiamo dimenticare che le persone che hanno lavorato con questi strumenti sono vive ancora oggi. Un operaio che aveva 30 anni nel 1980 ha 76 anni oggi. 

Nei musei è possibile vedere macchine come queste esposte, ma è solo in occasioni particolari che è possibile ammirarle in funzione. 

Tra i video collegati, Youtube ne segnala uno in lingua portoghese realizzato una trentina di anni fa almeno, in cui un linotipista spiegava il funzionamento della macchina e ne mostrava le parti. 

La prima cosa che faceva vedere ovviamente erano le matrici allineate a formare le parole. Poco dopo si vedono le righe di testo in piombo che era stato in grado di produrre grazie alla macchina. 

Sembra scontato, ma non lo è: l'ultimo documentario che ho visto su Youtube, prodotto con l'intelligenza artificiale, andava avanti per mezz'ora ad elogiare le linotype e i bei tempi in cui ci voleva orecchio per capire le ragioni di un malfunzionamento, ma non inseriva nessuna inquadratura delle righe in piombo che potevano essere prodotte con questo sistema. 

Chiaramente ogni font per linotype era in dimensione fissa, non era scalabile come i font moderni. La macchina poteva essere regolata per comporre testi in dimensioni diverse, se si era in possesso delle opportune matrici, ma solo tra due limiti prestabiliti. Le scritte più grandi, come quelle dei titoli dei giornali, dovevano essere composte a mano, e questo si vede nella seconda parte del filmato portoghese. 

Mentre il linotipista lavorava sulle matrici, che hanno le lettere disegnate nella direzione giusta e si allineano da sinistra a destra, il compositore a mano aveva a che fare con i caratteri in metallo, dove la lettera era ribaltata, come quando la si guarda allo specchio. 

Quindi bisognava comporre da destra a sinistra, anzi no dato che per esigenze pratiche il testo veniva composto capovolto. 

Il tipografo doveva essere in grado di leggere e trovare gli errori in un testo che si presentava a testa in giù e rispecchiato. 

Trai video consigliati troviamo un altro vecchio servizio dedicato all'"ultimo linotipista", questa volta in spagnolo. 

Anche qui, la prima cosa che viene mostrata è la singola matrice. Poi si vede la digitazione del testo. Poco dopo vediamo le barrette di piombo col testo in rilievo che vengono fuori. 

La tastiera di una linotype è molto diversa da quella di un computer: a sinistra c'erano le minuscole, a destra le maiuscole, al centro i simboli. 

La linotype serviva solo per la composizione del testo: per stamparlo c'era bisogno di una pressa.

Faccio una ricerca su Youtube. Nell'ultima settimana ci sono vari nuovi filmati dedicati alla linotype. L'ultimo caricato da un certo Vanished Archive: 4 iscritti, nessuna visualizzazione in due giorni. 

Il documentario va avanti per 12 minuti alternando alcune immagini che sembrano foto d'epoca che mostrano apparecchiature inesistenti e insensate, che non hanno la minima somiglianza con le linotype. Non hanno lettere dell'alfabeto, tasti riconoscibili, matrici, crogiolo, niente. 

Le stesse tre foto vengono ripetute ossessivamente mentre una voce fuori campo legge un testo. 

In una di queste foto, un pezzo dell'apparecchiatura diventa la testa dell'operatore. 

Può anche essere che nel testo ci sia qualcosa di vero, ma non ha nessuna credibilità, e non è minimamente comprensibile da chi non ha mai visto e non sa come funziona la vera linotype. 

Per quanto riguarda la monotype, la tastiera della macchina compositrice era completamente diversa. 

La si può vedere in un servizio del National Print Museum. 

C'era un numero spropositato di tasti rispetto alle nostre tastiere da computer. 

In alto si vede il nastro di carta perforata su cui viene memorizzato il testo. 

Al centro c'è un cilindro con una lancetta e alcune scritte, che servivano per regolare la giustificazione del testo, pigiando sui tasti rossi corrispondenti. 

I tasti erano così tanti perché c'erano da un lato quelli per le maiuscole e minuscole normali e corsive per il Regular, dall'altro maiuscole e minuscole normali e corsive per il grassetto, come spiegato nel filmato. Ah, e c'erano anche tasti per il maiuscoletto. 

Cercando "monotype" tra gli aggiornamenti settimanali, Youtube porta a risultati di tutt'altro genere. La Monotype è ancora un colosso nella produzione di caratteri digitali. Con la stessa parola si indica una tecnica artistica, la monotipia, che non ha nulla a che vedere con la composizione tipografica. Infine, e soprattutto, la parola "monotype" viene usata in relazione con i pokemon, dove indica una squadra composta da pokemon che condividono lo stesso tipo elementare.

Molti dei video caricati nell'ultima settimana riguardano quest'argomento, anche in italiano. 

Torno dal tizio che ha caricato il finto documentario sulla linotype. Ne ha caricati solo altri cinque da quando ha aperto il canale cinque giorni fa. 

Uno riguarda il modo di registrare le informazioni con i nodi. Uno riguarda il manoscritto Voynich, credo. L'ultimo riguarda "La scrittura illeggibile di 5 milioni di persone". 

Lo stile è abbastanza insopportabile, perché mira a creare disagio per qualcosa di misterioso che è andato perduto anziché dare informazioni per contestualizzare la cosa di cui si sta parlando.

In quest'ultimo caso, l'argomento sarebbe la scrittura dell'Indo, che non è stata ancora decifrata per mancanza di iscrizioni bilingui. In effetti non è neanche detto che si tratti di una scrittura vera e propria. Su Wikipedia c'è un lungo articolo che riguarda quest'argomento, in italiano. 

Il finto documentario caricato dal canale alterna in maniera ossessiva immagini deformi non provenienti dal manoscritto, ma create con l'intelligenza artificiale e lontanamente collegate con quello che dice il narratore.

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