Lucantonio Giunti
La casa editrice Giunti è stata fondata nel 1965 da Renato Giunti a Firenze.
Ma il nome Giunti non è nuovo nella storia dell'editoria italiana. Nella seconda metà del Quattrocento era attivo a Venezia un editore chiamato Lucantonio Giunti o Giunta, o Lucantonio il Vecchio, proveniente da Firenze.
Il padre era un tesssitore di panni di lana.
Lucantonio arrivò a Venezia nel 1477 e aprì una bottega di vendita di fogli di carta in diversi formati per diventare poi commerciante di libri.
Nel 1489 si trasforma in editore, finanziando la stampa di libri che vende a Venezia ma anche in altre città, in Italia e all'estero, associandosi con altri imprenditori.
Il suo nome è noto anche per via di una polemica con Aldo Manuzio, uno dei personaggi più importanti nella storia della tipografia, anche lui editore attivo a Venezia nello stesso periodo.
All'epoca l'Italia non era una nazione, era frammentata. Le leggi in vigore a Venezia non erano in vigore anche a Firenze. Giunti poteva prendere così i libri appena fatti stampare da Manuzio e farli ristampare dal fratello a Firenze, ottenendone guadagni.
Prevedibilmente, Manuzio aveva il dente avvelenato contro di lui e protestò pubblicamente contro questa forma di pirateria, arrivando a dire che la carta di Giunti puzzava.
Giunti acquistò una propria tipografia soltanto nel 1499: fino a quel momento aveva commissionato la stampa dei suoi libri a diversi tipografi. Wikipedia fornisce una lista di venti nomi. Con la gran parte di loro le collaborazioni non sono state più di cinque ciascuno.
Fa eccezione Matteo Capcasa, che è l'unico a cui l'enciclopedia dedica un link, che resta rosso perché nessuno ci ha ancora scritto un articolo. E fa eccezione Johann Emerich da Spira, con cui le collaborazioni sono state ben trentuno.
Da Spira è forse il nome più conosciuto nella lista: stampatore tedesco, fu attivo a Venezia dal 1469 insieme al fratello Vindelino (italianizzazione di Wendelin, mentre il loro cognome originale era Von Speyer).
Wikipedia in italiano ha un articolo dedicato a questi due personaggi, non linkato qui.
Tra le varie opere stampate da Lucantonio Giunti l'enciclopedia cita una Bibbia completata nel 1490, sul modello della Bibbia di Colonia di Heinrich Quentell, anche questo con un link rosso.
Il testo era quello della traduzione italiana realizzata da Nicolò Malermi, di origine veneziana, e in aggiunta c'erano anche numerose illustrazioni realizzate con la tecnica della xilografia (incisione su una tavola di legno): 208 nel primo volume e 176 nel secondo.
Le immagini vennero realizzate da botteghe diverse, ma hanno una propria uniformità espressiva.
L'opera è uno dei capolavori editoriali del Quattrocento, dice l'articolo.
Secondo Wikipedia la città di Venezia è stata quella in cui è praticamente nata l'editoria moderna.
"Si potrebbe pensare che la nascita dell'editoria corrisponda con la nascita della stampa a caratteri mobili e che quindi il primo editore sia stato Johann Gutenberg. In realtà Gutenberg non fu un editore nel senso pieno del termine, ovvero un imprenditore, ma rimase uno stampatore", si legge nel paragrafo dedicato alla Storia Dell'Editoria, nella voce Editoria di Wikipedia.
L'articolo non nomina Giunti neanche di sfuggita.
Il personaggio attorno a cui ruota la narrazione è Aldo Manuzio, di cui vengono elencati i principali contributi: la stampa in ottavo, l'utilizzo del corsivo, la punteggiatura.
Manuzio aveva una stamperia propria, ma curava molto anche il processo di preparazione del libro nel suo complesso, intervenendo sul contenuto quando l'autore era ancora vivo per fare in modo che il manoscritto fosse sistemato secondo i suoi criteri.
Così come curava la scelta dei libri da stampare sulla base di profonde riflessioni culturali, laddove Gutenberg lavorava a quello che gli chiedevano i committenti, inclusi libri di grammatica o indulgenze.
La versione in inglese dell'articolo sull'editoria, intitolata Publishing, non solo non nomina Manuzio ma non nomina neanche la città di Venezia.
Inoltre non fornisce nessun abbozzo di definizione di cos'è che distingue un normale stampatore da un editore. Si passa da Gutenberg al numero di libri stampati entro la fine del secolo, alla stampa dei giornali nel 1609, a un accenno alla presenza di missionari nell'Africa subsahariana a metà dell'Ottocento, nel paragrafo dedicato all'Europa.
Ma torniamo a Giunti. Possiamo vedere com'è fatta la sua Bibbia? A prima botta, no. Google Images ci mostra la pagina che si può vedere anche su Wikipedia e che però è si riferisce a un'edizione delle Metamorfosi.
Vediamo anche un Nuovo Testamento "Di Greco nuouamente tradotto in lingua Toscana per Antonio Brucioli", datato "M D XXX", ossia 1530.
Non compare il nome di Giunti nel frontespizio, ma vediamo il giglio con le lettere L A che è la sua marca tipografica (su Wikipedia se ne può vedere l'evoluzione nel corso degli anni).
L'immagine sta sul sito del Comune di Bologna, che il mio browser indica come "Non sicuro". Comunque non si tratta dell'opera a cui accennava Wikipedia, ossia la Bibbia tradotta da Malermi.
Aggiungendo la parola "Malermi" alla ricerca di Google, il motore di ricerca ci manda a un file contenuto nell'articolo di Wikipedia dedicato a Giunti. Più che la pagina di un libro, sembra un quadro. Ci sono illustrazioni a colori inserite in una elaborata cornice architettonica con personaggi e animali simbolici.
Il testo occupa una minima parte dello spazio, al centro e in basso, suddiviso su due colonne.
Lo stile delle lettere è romano: in gran parte sono le stesse lettere che usiamo noi oggi, non ci sono particolari difficoltà di lettura, rispetto al gotico.
Il titolo "Proverbi" e le prime righe sono tutte in lettere maiuscole: "Inconmincia la epistola de sancto Iheronymo a Cromatio et Eliodoro episcopi nelli libri de Salomone".
Si comincia con un capolettera da sette righe che prosegue in una prima riga tutta maiuscola, a cui seguono le altre righe in minuscolo.
Se le lettere sono riconoscibili singolarmente, comprendere il testo è tutta un'altra storia, dato che l'italiano dell'epoca era notevolmente diverso da quello attuale.
Dal punto di vista tipografico possiamo notare i soliti dettagli:
- l'uso della s lunga in mezzo alla parole e della s normale alla fine;
- la mancata distinzione tra le lettere u e v, ad esempio nella parola "receuuto" (ricevuto);
- l'uso della & come congiunzione;
- la mancanza della virgola: al suo posto si usano i due punti.
- la legatura ct, oltre a quelle con la s lunga, che ora non si usano più;
- l'uso di abbreviazioni medievali, cioè lettere con un segno diacritico, una tilde sovrastante, ad indicare che manca qualcosa: si scrive "alcuo" con tilde sulla u per dire "alcuno", "loga" con tilde sulla o per dire "longa".
Le righe sono giustificate, ossia tutte della stessa lunghezza. Quando non c'è spazio per mettere il trattino obliquo che indica la sillabazione, questo viene semplicemente omesso.
Testo e illustrazione erano in nero: tutti i colori sono stati aggiunti a mano.
E la Bibbia di Quentell la possiamo vedere? Google ci manda subito al sito delle Bridwell Library Special Collections.
L'opera è stata stampata nel 1478.
Il testo è scritto in stile gotico. Nella pagina che vediamo non ci sono cornici elaborate, ma c'è una xilografia centrale colorata a mano, un capolettera a colori presumo aggiunto a mano, e il segnetto rosso sulle iniziali, anche questo aggiunto in seguito dal rubricatore.
La copia intera del libro è andata perduta, ma la biblioteca conserva questo foglio singolo.
La lingua usata era il basso tedesco.
Le xilografie corrispondono alle illustrazioni presenti in un manoscritto realizzato sempre a Colonia nel 1460, che potrebbero essere state ispirate a un libro precedente.
Molte di queste illustrazioni vennero riutilizzate nella Bibbia di Anton Koberger di Norimberga, stampata nel 1483, dopo che quest'ultimo aveva acquistato gli originali.
Scorrendo velocemente il testo noto solo la presenza della legatura de che ricorre parecchie volte, e le maiuscole col bordo sinistro seghettato, come abbiamo visto in altri font dell'epoca.
Il sito permette di vedere altri reperti della tipografia degli albori in Germania, tra cui la Bibbia di Zainer e un blockbook con illustrazioni che raffigurano episodi dell'apocalisse, tra cartigli con testi in un gotico textura che ai nostri occhi è pressoché illeggibile.
Saltando avanti, troviamo anche la traduzione della Bibbia fatta da Malermi, e stampata nel 1493.
Qui le illustrazioni non sono state colorate.
Nel testo viene citato Giunti, anche se se sotto il titolo si legge "Guilelmus Anima Mia de Trino", un nome che non compare nel testo.
Molte delle illustrazioni sono le stesse comparse nella Bibbia di Gunti di tre anni prima.
Il sito si spinge avanti nei secoli, pubblicando foto di alcune Bibbie novecentesche: una in armeno, una illustrata dal Doré, una con una cromolitografia che raffigura le tavole della legge tra ornamenti floreali ed esuberanti scritte in stili gotico e liberty, che seguono linee ondulate anziché rette.
Chiedo esplicitamente a Google: "Chi ha stampato la Bibbia di Lucantonio Giunti?"
Risposta: "La celebre Biblia vulgare istoriata del 1490 fu stampata a Venezia da Giovanni Ragazzo, mentre la famosa Bibbia tradotta da Antonio Brucioli nel 1532 fu impressa direttamente nelle case di Lucantonio Giunti a Venezia.
Il nome di Giovanni Ragazzo compariva nell'articolo di Wikipedia dedicato a Lucantonio Giunti con la dicitura "tre volte".
A Ragazzo apparentemente non è dedicato nessun articolo sul web, ma l'Enciclopedia Treccani almeno conferma che è lo stampatore della Bibbia del 1490.





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