Oldprint

L'Oldprint ha una F particolarissima, che a me fa pensare a un dinosauro o un drago. Scomposta in due parti, la parte di sinistra presenta un margine sinistro seghettato. 

L'Oldprint è stato disegnato da un disegnatore dal nome italiano, Luca Ricossa. Non c'è una descrizione, il link rimanda a un sito ormai scomparso. 

Devroye sapeva solo che Ricossa era professore di canto gregoriano a Ginevra, e che aveva realizzato l'Oldprint nel 2006 insieme a un altro font che riproduce un antico carattere gotico, il Dufay. 

Il Dufay a dire la verità sembra piu una scrittura a mano, sempre collegata col gotico, forse bastarda (non è un insulto, è un termine tecnico). 

Ok, ma l'ispirazione dell'Oldprint da dove arriva?

Prendo questa F così caratteristica e la invio a What Font Is. 

Vengono fuori due risultati simili: Zell e Scoto Koberger Fraktur. 

Nello Zell l'asse della lettera è verticale ma soprattutto la parte di destra e quella di sinistra sono unite in alto. 

La parte sinistra della lettera è un po' seghettata, e lo è anche quella della h, ma manca in questo font una caratteristica fondamentale dell'Oldprint, i due tratti sottili obliqui in salita che attraversano alcune maiuscole, come le lettere DNH.

L'autore di questo font è Shane Brandes per Proportional Line, che ha digitalizzato i caratteri di Ulrich Zell, un tipografo che ha imparato il suo lavoro dal Fust e Schoeffer, rispettivamente ex socio ed ex collaboratore di Gutenberg, prima del 1462. Zell lavorò a Colonia tra il 1463 e il 1466, e continuò a stampare fino al 1502 producendo oltre 120 pubblicazioni. 

Lo Scoto Koberger invece risulta disegnato da Paulo W di Intellecta Design, che cita come autori anche Anton Koberger e Ottaviano Scoto, che evidentemente realizzarono alcuni incunaboli, non si dice quando e dove. 

Scoto, a dispetto del nome, sembra essere nato da una famiglia nobile di Monza. Arrivò a Venezia trentacinquenne, e gestì una stamperia tra il 1479 e il 1484. Continuò come editore fino alla fine del secolo. 

L'unico altro font digitale attribuito a lui è sempre stato messo a punto da Intellecta Design. Ha lo stesso nome, solo che uno è chiamato N11 e l'altro N9. Il primo è più pesante. Molte lettere hanno la stessa conformazione, ma altre sono diverse. Vedere ad esempio come chiude la lettera h. Inoltre nell''11 si dà la precedenza alla s normale mentre nel 9 c'è una s lunga. Nell'11 c'è una r normale, nel 9 una r rotunda. Nell'11 la z è a forma di 3 ma non scende sotto la linea di base, mentre nel 9 sì. Nell'11 la g ha una forma molto goffa, mentre nel 9 ha un aspetto medievale più consueto. 

Comunque la D e la H hanno il doppio trattino obliquo all'interno, mentre la N sembra una R, e ha a sinistra un contorno un po' seghettato. 

A dire la verità esiste anche un terzo font su My Fonts ad avere una F seghettata sulla sinistra: il Coburg No1, di SoftMaker. 

Che fornisce una descrizione molto generica, quindi immagino sia solo una copia di un Koeberger esistente, senza sapere nulla dei libri originali a cui ci si è ispirati.

Sempre su My Fonts troviamo l'FF Koeberger di FontFont, disegnato da Manfred Klein nel 1991. Non cita le fonti, potrebbe anche essere una scrittura gotica a mano, con D che forma un'occhiello sul suo tratto ascendente, in senso orario. 

E troviamo un Koeberger N24 Schwabacher, di Intellecta Design, che è tutt'altra cosa. Qui la F ha un andamento a S, asta singola, e non ci sono tratti obliqui nelle maiuscole. 

Tuttavia c'è qualcosa che non mi quadra.

Dove ho trovato l'Oldprint io?

Cercando con What Font Is le lettere più simili a quelle che si vedevano su un libro esposto al Museo della Cattedrale di Anagni, uno dei volumi del codice di Giustiniano realizzato da "stampatori francesi", dice il sito ufficiale.

In un video su Facebook veniva specificato che questi stampatori sarebbero in realtà Francois Fradin. 

E allora perché non andiamo a dare un'occhiata alle opere di Fradin?

Su Vialibri trovo qualche pagina dell'"Incipit ordo missalis secundum consuetudinem Romane ecclesie", stampato a Lugduni, ossia Lione, nel 1502. 

Molte lettere sono identiche, alcune no. Ad esempio la N dell'Oldprint ha una forma tipo quella di una R, mentre nel libro ha le tutte le aste verticali. 

La S non è proprio uguale: sul libro non ci sono interruzioni nel tratto come avviene nel font, ma c'è comunque un rigonfiamento a centro lettera che mancava nella stampa conservata ad Anagni.  

Sul sito di Vialibri è possibile vedere una versione minuscola della foto, dove le lettere sono indistinguibili, mentre nella versione osservabile nella ricerca di Google si possono esaminare i dettagli di ogni singola lettera. 

Una lettera caratteristica è una specie di v con un tratto sottile che la interseca a sinistra, che nel font è stata inserita al posto della V maiuscola.

Nel libro è stampata sempre in rosso.  

Nella pagina in questione non si vede neanche una F, ma la I segue un andamento simile a quella che si vede nel font.

Insomma, a quanto posso concludere l'Oldprint sarebbe ispirato direttamente al lavoro di Fradin. Ma perché non dichiararlo?

Nel volume si nota anche un enorme capolettera illustrato, ben nove righe con la lettera outline e vari personaggi sullo sfondo, ecclesiastici. 

All'epoca di Fradin erano ancora in vigore varie convenzioni medievali, ad esempio quella di abbreviare alcune sillabe con simboli oggi scomparsi, o omettere alcune lettere usando una versione delle lettere vicine dotata di tilde. 

Per sillabare le parole si usava un doppio trattino obliquo in salita. 

La virgola non c'era: si usavano i due punti. 

Senonché nel font sono state trovate delle soluzioni rudimentali e scorrette. Ad esempio al posto della virgola compare il doppio trattino della sillabazione. 

I tipografi dell'epoca avevano a disposizione due forme diverse delle lettere s e r. La s normale si usava a fine parola, la s lunga si usava in mezzo. La r normale si usava sempre tranne quando seguiva una o: in quel caso c'era bisogno della r rotunda. 

Nel font invece troviamo che la s lunga e la r rotunda sono le uniche scelte disponibili, salvo inserimento di simboli speciali. 

Questo significa che non si può prendere un qualsiasi testo e convertirlo in Oldprint per avere la sua versione medievale. Non solo si perdono tutte le abbreviazioni, ma le lettere r e s vengono mostrate nella loro versione sbagliata, oltre al fatto che compare il doppio trattino per andare a capo ogni volta che nel testo ci dovrebbe essere una virgola. 

Certo, da un font gratuito e amatoriale non ci si può aspettare granché, ma è pure vero che non ci vorrebbe molto per correggere qualcuno di questi problemi. Ma siamo autorizzati a farlo?

Sembrerebbe di sì. L'etichetta di Dafont dice "Di pubblico dominio / GPL / OFL". 

Che effettivamente sono tre cose diverse. 

Un font di pubblico dominio può essere modificato, rivenduto a pagamento senza possibilità di ulteriori modifiche. Un font con licenza Ofl può essere modificato, ma non venduto a pagamento e nemmeno si possono impedire nuove modifiche a chicchessia. 

Inoltre la licenza libera si applica solo al font e non alle opere o app che dovessero includerlo.

Invece la licenza GPL potrebbe vietare di integrarlo in una app protetta da copyright, a meno che non si sia sollevata un'eccezione. 

Il fatto è che nello Zip che si scarica dal sito non c'è nessuna licenza inclusa, così come non si dice nulla tra le proprietà del file. 

Troviamo di interessante la dicitura Created with Type Smith Amiga. 

L'idea è che sia stato fatto da un dilettante, che non ha studiato l'aspetto legale della faccenda. Non dovrebbe creare problemi in caso di versioni derivate, ma non li ha neanche esclusi.

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