Fact checking su Gutenberg e Nonciclopedia

Nei periodi di maggiore caccia alle streghe contro le fake news c'è chi chiede di rendere reato la diffusione di informazioni false, anche quando queste non danneggiano nessuno e quando si sa che sono false.

In realtà i problemi si vengono a creare solo in certi casi e solo quando le informazioni false vengono scambiate per vere. 

Se anche io ritengo che bisogna porre un freno alla piaga dei documentari storici realizzati con l'intelligenza artificiale e diffusi su Youtube, che sono pieni di informazioni false in buona o cattiva fede, non chiedo mica di arrestare gli autori di Nonciclopedia, un sito di cui si sa già a prescindere che quello che c'è scritto e falso ma non ha l'intento di danneggiare qualcuno bensì di far fare quattro risate. 

Andiamo a vedere cosa dice Nonciclopedia di Gutenberg.

L'articolo è fermo da tre anni. Forse il sito è passato di moda come ho letto da qualche parte, bisognerebbe vedere quanti utenti lo frequentano ancora. 

"Johannes Gutenberg, oppure Hensanjo Buuggerent, e così via, basta spostare i caratteri a proprio piacimento è stato un orafo e falsario tedesco, passato alla storia come l'inventore di uno strumento con cui creare più copie di uno stesso testo: la fotocopiatrice. Grazie a questo strumento Gutenberg violò più volte il diritto d'autore di poeti e scrittori, rivendendo a prezzo più basso i libri fotocopiati dagli originali". 

Per capire l'ironia di quello che c'è scritto bisogna avere un'infarinatura di quella che è la realtà. Gutenberg è stato il primo ad utilizzare i caratteri mobili in Europa. In realtà in Asia già da qualche secolo era stata inventata una tecnica simile ma non aveva preso piede a causa di vari motivi, tra cui il complesso sistema di scrittura che si usava da quelle parti. Se ci vuole un giorno per fabbricare un punzone di un carattere, prima di completare un set di 10mila punzoni di caratteri cinesi e iniziare a stampare ci vuole tantissimo tempo e un grosso capitale iniziale. L'alfabeto latino ha solo 26 lettere, oggi, quindi è qualcosa di molto più facile da realizzare. All'epoca di Gutenberg, tra maiuscole, minuscole, varianti, legature e abbreviazioni, i glifi totali erano circa 290. Di ogni glifo bisognava realizzare varie copie, perché per comporre una sola pagina c'era bisogno di circa 2.700 caratteri, ma il vantaggio era che questi potevano essere riutilizzati. Una volta finite di stampare tutte le copie della stessa pagina, i caratteri venivano smistati e riposti ciascuno nel suo scompartimento e potevano essere riutilizzati per comporre il testo della pagina successiva. 

In sintesi, Gutenberg ha veramente inventato i caratteri mobili in Europa, e i caratteri mobili potevano effettivamente essere riutilizzati per comporre parole diverse, da cui la battuta sull'anagramma del nome. 

La fotocopiatrice è un'invenzione molto più recente e risale alla seconda metà del Novecento. 

Non ha nulla a che vedere coi caratteri mobili, con la stampa in rilievo, e con gli inchiostri a olio. 

Si basa su un tamburo cilindrico rivestito di un materiale fotoconduttivo che reagisce elettricamente in maniera diversa quando riceve la luce riflessa da un foglio. L'inchiostro è toner caricato elettricamente, che si dispone nello stesso modo delle parti scure del foglio da copiare e poi viene trasferito sul foglio bianco, ottenendo una copia esatta, monocromatica, del documento iniziale. 

Si tratta di un procedimento completamente diverso rispetto alla stampa di Gutenberg: l'inventore tedesco per fare la copia di un libro doveva comporre a mano il testo da stampare, lettera per lettera. Quello che veniva fuori non era una copia identica dell'originale: non avendo lo stesso identico carattere, bisognava utilizzare un carattere diverso, anche in dimensione diversa, che quindi occupava uno spazio diverso e mandava a capo le parole in maniera diversa. E se nell'originale c'erano le illustrazioni, non c'era modo di copiarle in automatico. Infatti Gutenberg lasciò degli spazi bianchi sulla sua Bibbia, dove poi diversi miniatori aggiunsero capolettera e decorazioni varie secondo il loro gusto e le loro capacità. Motivo per cui se tutte le Bibbie di Gutenberg sono identiche per quanto riguarda il testo non lo sono per quanto riguarda il disegno e i colori di capolettera e decorazioni. Ogni copia è diversa in qualcosa rispetto a tutte le altre, proprio come avveniva per i manoscritti. 

La questione del diritto d'autore è sicuramente da prendere in considerazione quando si parla della storia della stampa, ma non nel senso che ci furono delle violazioni bensì proprio del fatto che inizialmente non esisteva nessuna normativa di riferimento in proposito. Gli autori avevano grosse difficoltà a impedire le copie non autorizzate delle proprie opere, specie in un Paese come l'Italia che era suddiviso in Stati diversi dove erano in vigore leggi diverse. Inoltre non riuscivano nemmeno a ottenere la garanzia dell'integrità dei contenuti, dato che era possibile che circolassero copie contenenti errori, fraintendimenti, aggiunte non autorizzate dall'autore originario. A differenza della fotocopiatrice, la stampa di Gutenberg non garantiva una copia identica in tutto e per tutto all'originale. Ogni editore poteva comporre il testo in maniera trascurata, effettuare tagli, aggiungere migliorie con grosso disappunto dell'autore del testo iniziale. 

Per quanto riguarda la questione dei prezzi, è vero che i libri stampati costavano meno rispetto ai manoscritti, e il motivo è che richiedevano meno lavoro per essere realizzati. Con una pressa da stampa si potevano ottenere due o tre copie al minuto. Se un amanuense impiegava un anno a produrre un grosso libro, un laboratorio tipografico ne riusciva a produrre magari 180 copie nello stesso periodo. Quindi per comprare un manoscritto bisognava pagare l'equivalente di un anno di stipendio del copista, mentre per un testo stampato bastava solo una piccola frazione di quella cifra. 

Continuiamo a leggere su Nonciclopedia: "[Gutenberg] è stato anche l'inventore del torchio, che usava pere fare la salsa di pomodoro, e dei caratteri mobili, che al momento erano del tutto inutili ma secoli dopo daranno origine allo Scarabeo". 

A differenza di quello che si dice un po' superficialmente, Gutenberg non ha inventato la stampa, bensì la tipografia. In Europa si stampava già prima che arrivasse lui, solo che si usavano delle tavolette di legno che venivano incise di volta in volta con testi, illustrazioni, motivi. L'invenzione di Gutenberg si basa sull'uso dei caratteri mobili, che erano già stati inventati in Cina ma non avevano preso piede, tanto che non si trova nessun testo europeo che ne parli e nessuna prova che qualcuno sapesse della loro esistenza in Europa prima dell'invenzione della tipografia. Inoltre la nuova arte si basava sull'uso del metallo anziché del legno o della terracotta: questo permetteva di produrre caratteri in serie. Una volta realizzato il punzone si poteva derivare da questo la matrice con cui produrre i singoli caratteri in maniera molto rapida, senza doverli incidere uno per uno.

Infine Gutenberg mise a punto il torchio, che è una cosa che non era mai stata utilizzata prima a questo scopo neanche dei cinesi. Per stampare, in precedenza, bisognava premere a mano il foglio sui caratteri inchiostrati, strofinandone il retro con un apposito strumento. Questo significava che si perdeva un sacco di tempo per assicurarsi che l'intero testo della pagina e le illustrazioni trasferissero il loro inchiostro sul foglio, e inoltre che non era possibile stampare sul retro perché questo strofinio avrebbe danneggiato la scritta.

Gutenberg non inventò da zero il torchio: strumenti simili erano in uso in altri campi, ad esempio la pigiatura dell'uva. Tuttavia fu necessario riadattarli perché nella stampa tipografica il piano che premeva sul foglio non doveva seguire la vite nel suo movimento circolare, altrimenti avrebbe sbaffato tutte le lettere. Bisognò quindi studiare un sistema per separare la vite dal piano, inserendo alcuni elementi intermedi. 

Nonciclopedia prosegue con una lista settimanale dei segni di schizofrenia di Gutenberg: "il lunedì era allegro, il martedì era triste, il mercoledì era irascibile...", sempre giocando sul significato dell'espressione "carattere mobile". 

A Gutenberg Nonciclopedia attribuisce anche una strana invenzione, insignificante a prima vista: "La carta stagnola, un complesso sistema di specchi scevri di elettricità e di qualunque altro tipo di motore, il cui scopo era quello di catturare l'energia mistica delle reliquie sacre al fine di tenerla in serbo per altre occasioni". 

Che c'entra questo con la tipografia? Niente, ma la battuta non nasce solo dal delirio dell'autore dell'articolo. Chi ha letto la vera biografia di Gutenberg sa che lui effettivamente aveva lavorato a produrre specchi. Che all'epoca non erano fatti di vetro ma di metallo lucido. Gutenberg esperto di metalli, aveva studiato da orafo e qualche anno prima di dedicarsi all'invenzione della tipografia aveva lavorato per produrre specchietti metallici da vendere ai pellegrini che si sarebbero recati ad Aachen per l'esposizione delle reliquie di Carlo Magno. 

L'evento però venne annullato a causa di una alluvione o giù di lì, e Gutenberg finì davanti al giudice perché senza pellegrini non poté vendere gli specchietti prodotti e quindi rientrare delle spese che c'erano state. 

Sul web l'impresa viene presentata come una cosa singolarissima, si dice che gli specchietti "si credeva che avrebbero catturato la luce santa dalla reliquie religiose" permettendo ai pellegrini di riportarsela a casa, e qualcuno è giunto alle sue conclusioni presentando Gutenberg come una sorta di truffatore che sfruttava la credulità popolare. 

In effetti non faceva altro che produrre souvenir, cosa che avviene ancora oggi e non soltanto in ambito religioso ma in qualsiasi ambito turistico. 

Quanta gente fa un viaggio e poi si riporta la calamita da frigo made in China con un'immagine di una delle cose che ha visto?

Comunque, l'aneddoto degli specchietti non compare nell'edizione italiana di Wikipedia quindi non tutti lo conoscono. 

L'articolo di Nonciclopedia si conclude con qualche altra battutina sul fatto che Gutenberg ha inventato la Stampa (nel senso di quotidiano torinese) e che è il santo patrono dei libri fotocopiati. 

Il quotidiano La Stampa  di Torino fu fondato nel 1867 col nome di Gazzetta Piemontese, quando erano passati quasi quattro secoli dalla morte di Gutenberg. Assunse il nome attuale solo nel 1895. 

Se è vero che oggi quando si parla della "stampa" si può pensare ai quotidiani, l'idea di stampare le notizie tutti i giorni non è stata la prima ad essere venuta in mente alle persone. 

Gutenberg viveva ancora nel medioevo, un periodo strano in cui ciò che era avvenuto prima della caduta dell'impero romano aveva pari importanza rispetto a ciò che succedeva nel mondo contemporaneo. 

Non solo il primo libro stampato è stato la Bibbia, le cui ultime aggiunte risalgono al secondo secolo dopo Cristo, ma molti dei primi libri che vennero stampati furono edizioni dei classici latini. 

Secondo Wikipedia il primo quotidiano in assoluto fu la Einkommende Zeitungen di Lipsia, nel 1650, ossia due secoli dopo l'invenzione della tipografia da parte di Gutenberg. 

I periodici esistevano già da prima, ma neanche tanto, diciamo dall'inizio del secolo. In precedenza erano usciti fogli di notizie, ma spesso senza periodicità regolare. 

I primi quotidiani erano qualcosa di molto diverso rispetto a quello che conosciamo noi: essendo composti a mano e stampati al torchio avevano poche pagine, circolavano in poche copie. Dati i mezzi di trasporto dell'epoca, avevano per forza di cose una diffusione locale o arrivavano nelle altre città con un ritardo notevole. 

Solo con la rivoluzione industriale, alla fine dell'Ottocento, nacque la stampa di massa grazie all'uso di macchine per la composizione a caldo, rotative, mezzi di trasporto a motore e pubblicità.

Per vendere tutte le copie che era possibile stampare, si riempirono le pagine di informazioni per tutti: cronaca bianca e nera, sport, spettacoli, politica, esteri, economia e qualunque cosa potesse stimolare le vendite. 

L'invenzione di telegrafi e telefoni permise di far circolare rapidamente le notizie a grande distanza, mentre i mezzi di trasporto a motore permisero ai giornali stampati di arrivare in poco tempo a grandi distanze. 

All'inizio del Novecento ci volevano circa 12 ore di treno per far arrivare a Roma un giornale stampato a Torino con le notizie del giorno. 

Nei secoli precedenti non c'era mai stato niente di così veloce. 

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