Il corsivo italico, i font digitali, la sovrapposizione dei tratti

I caratteri di metallo inventati da Gutenberg erano blocchetti in lega di piombo su cui compariva in rilievo la forma della lettera da stampare, rispecchiata. 

Ogni blocchetto una lettera, giusto? Facile da immaginare, in teoria. Più difficile da realizzare in pratica. 

Perché le lettere hanno forme strane, che interferiscono una con l'altra. Pensate per esempio alla lettera f che ha un tratto superiore che va a sovrastare la lettera successiva e potrebbe interferire coi suoi tratti. 

Succede in particolare se la lettera successiva è una i, una l o un'altra f

Come si risolve il problema in questi casi?

Anticamente era stato inventato un sistema per cui alcuni tratti della lettera potevano spuntare dal proprio blocchetto e andare ad invadere lo spazio vuoto del carattere adiacente. Lo spazio doveva essere vuoto, e bisognava fare attenzione a non spezzare il tratto che spuntava. 

Questo sistema in certi periodi è stato chiamato kerning, un nome che oggi indica tutt'altra cosa. 

 

Il vecchio logo del programma per la creazione di font digitali FontForge, gratuito. Raffigurava due caratteri in metallo con la forma delle f corsiva, ribaltata. Si notano le estremità che spuntavano dal blocchetto. E' stato sostituito con un nuovo font che invece riproduce due f disegnate con linee di Bezier. Che è appunto il modo in cui si disegnano nei font digitali usando questo software.


Se non c'era spazio vuoto disponibile per lasciar passare il tratto allora la soluzione era quella di ricorrere alle legature, ossia a caratteri in piombo su cui appariva non soltanto una lettera, bensì due o tre. All'epoca di Gutenberg c'erano parecchie legature in uso, oggi sono rimaste solo le quelle con la f e nemmeno in tutti i font: fi, fl, ff, ffi, ffl

Il fatto è che coi caratteri digitali non c'è nessun problema se il tratto di una lettera invade lo spazio vuoto che non è il suo, e nemmeno se va a sovrapporsi ai tratti della lettera adiacente. Non si rompe niente, non c'è nessun errore: è come quando si scrive a penna: il tratto che tracciamo dopo può sovrapporsi a quello che abbiamo tracciato prima, e va bene così.

Ma questo cosa implica? Che le digitalizzazioni che sono state fatte dei tipi di carattere che hanno fatto la storia, quelli di secoli e secoli fa, sono state adattate tenendo conto delle tecnologie moderne, con effetti imprevisti.

E non è la prima volta che succede: quando nel Novecento bisognava produrre caratteri per le macchine per la composizione a caldo, dove il kerning non era possibile, le lettere venivano ridisegnate in maniera ancora diversa.

E se disegnando il romano possono esserci dei problemi, a maggior ragione possono essercene per il corsivo, dove le aste sono inclinate in avanti e quindi naturalmente tendono ad invadere lo spazio della lettera successiva, in alto, o di quella precedente, in basso. 


Scusate la lunga premessa. Passiamo agli esempi.  


Prendiamo il Garamond che viene fornito insieme col software Microsoft. A quanto ci viene raccontato sarebbe la digitalizzazione di un tipo di carattere ideato nel Cinquecento, ossia quasi mezzo millennio fa (l'anno esatto è il 1549). Il corsivo in particolare riproduce quello realizzato dall'incisore Jean Jannon. 

Scriviamo la parola "foggy".


Vediamo subito che si viene a creare un gran pasticcio. 

Non solo i tratti delle due g si intrecciano fra loro, ma anche la y va ad interferire. 

Ovviamente non è possibile ottenere quest'effetto con tre caratteri in metallo separati. Solo con una legatura, nel Cinquecento, sarebbe stato possibile ottenere un effetto simile. E dovendo fare una legatura, si sarebbe anche potuto modificare la forma delle lettere per farle interferire di meno. 

Su Wikipedia si può vedere qualche riga di un corsivo cinquecentesco che si dice sia stato inciso da Garamond. Vediamo nella prima riga una legatura fi, dove il puntino sulla i non c'è ma viene sostituito dall'estremità a bottone del tratto della f, che si spinge più a destra della grazia della i

Nella riga successiva vediamo una legatura con la s lunga, che era una una lettera uguale alla f ma senza trattino orizzontale. E c'è una legatura ct, dove le due lettere sono unite da un tratto sinuoso che ha a che vedere con ragioni storiche (nel medioevo le due lettere si somigliavano tra loro per cui gli amanuensi le tracciavano unite). 

Non ci sono altre legature come se ne vedono in altri corsivi dell'epoca che volevano imitare di più la scrittura a mano unendo altre lettere tra di loro, come quello realizzato dall'incisore Griffo per lo stampatore Aldo Manuzio. 

Nel font digitale la f corsiva ha una forma molto esuberante: si allunga sia in avanti, sulla lettera o, sia all'indietro, tant'è vero che oltrepassa la linea tratteggiata che nel nostro programma di videoscrittura rappresenta il margine del foglio. Quindi va a finire sotto la lettera precedente, ed eventualmente interferisce con questa, come nel caso della q o di nuovo della g.

Non esistono parole che contengono la sequenza di lettere "qf", sembra, ma in alcune lingue possiamo trovare la sequenza "gf". 

Un'altra parola inglese contenente gf è Bigfoot


Un'altra lettera con cui la y può interferire è la z, che qui è stata disegnata con uno svolazzo discendente molto ingombrante.

Ohibò...

Non credo che nel Garamond cinquecentesco la soluzione che avevano trovato era questa. Ma si può trovare da qualche parte una versione digitale di quel Garamond lì?

Secondo Wikipedia in italiano il più somigliante all'originale sarebbe il Granjon, informazione taggata: "senza fonte". 

Possiamo provare gratuitamente il Granjon corsivo nelle pagine di My Fonts: la z non ha il tratto discendente, le due g non si toccano, la y non tocca la g, l'unica magagna sta tra la g e la f.


Sul sito di My Fonts si può vedere l'anteprima di alcune parole a scelta prima di acquistare eventualmente il carattere.

Purtroppo non ho sotto mano qualche cinquecentina (libro stampato nel Cinquecento), ma posso trovare dei libri stampati nel Novecento. 

Ne trovo uno degli anni Sessanta, edito da Biblioteca Sansoni. Il carattere usato dovrebbe essere una versione moderna del Garamond, forse quella di Simoncini.

Il corsivo italico viene usato per le due pagine di introduzione, e per mettere in evidenza qualche parola sporadica nel testo. 

Qui la f si tiene molto stretta anche nella versione romana (Regular), senza andare minimamente ad infastidire la lettera successiva. 

Ancora più strana quella del corsivo, dove l'asta è quasi verticale e soprattutto sembra mozza, dato che mancano quelle ampie e lunghe curve alle estremità. 


Difficilissimo trovare oggi un font digitale che abbia una f così.


Trovo una parola con due g, e vedo che sono molto distanti tra di loro. 


Nessun intreccio tra le lettere, sul libro degli anni Sessanta.


Non mi infastidisce affatto l'effetto che si ottiene, anzi, penso sia più equilibrato dell'intreccio che si trova nel font moderno. 

Una f così stretta non doveva essere una rarità sui libri italiani dell'epoca. 

Ho una copia del Signore Degli Anelli stampata una ventina di anni fa da Bompiani ma con lettere così imperfette che immagino si tratti di una ristampa anastatica di un'edizione precedente, anche se sul libro non si dice nulla in proposito. 

Nel testo capita abbastanza di frequente di trovare il corsivo, che è usato per i versi poetici e le canzoni che compaiono spesso (oltre che per la fatidica frase: "Un anello per domarli...")

Anche qui, le g non si toccano fra loro. 


Guardate l'estremità superiore della f  (Regular) come evita di spingersi troppo avanti per non invadere lo spazio vuoto sopra la lettera successiva. 

Una f corsiva molto più rattrappita di quella realizzata da Garamond nel Cinquecento. Immagino che in nessun font digitale sia adottata una soluzione del genere. Più sotto si vede una coppia To senza creatura. All'epoca era proprio impossibile crenare un font in dimensione testo, mentre oggi una cosa del genere sarebbe considerata errore. 


Le due g non hanno nessun motivo di toccarsi fra di loro. 

In conclusione: il fatto che abbiamo sui nostri computer un font che esisteva già nel Cinquecento, non significa che possiamo stampare un testo identico a quello che si stampava all'epoca. E non significa nemmeno che possiamo stampare un testo uguale a quello che si stampava nel secolo scorso. Oltre al fatto che possono mancare dei glifi (non tutti i Garamond moderni hanno a legatura ct) c'è il fatto che alcune lettere hanno cambiato forma e non per motivi estetici ma per motivi pratici: anticamente le lettere potevano invadere lo spazio vuoto delle lettere adiacenti, con le macchine per la composizione a caldo novecentesche non potevano farlo, mentre col digitale le lettere possono essere così larghe da interferire anche coi tratti delle lettere vicine. 

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