Mostra a Kyoto

Fino al 21 ottobre sarà aperta a Kyoto in Giappone una mostra con le opere di Alan Kitching

Kitching è un artista tipografico inglese attivo dagli anni Sessanta. E'  anche famoso per avere lavorato a un software di animazione dall'inizio degli anni Settanta, argomento a cui è dedicato gran parte dell'articolo su Wikipedia in inglese. 

All'inizio degli anni Ottanta Kitching iniziò a collaborare con un'azienda informatica giapponese proprio in relazione ai software di animazione. 

Il blog di Eye Magazine ha dedicato un post alla mostra che ha aperto a fine agosto, inserendoci parecchie fotografie dell'esposizione. 

Tra queste vediamo anche un poster realizzato da Kitching per pubblicizzare quest'evento. La scritta "The typography workshop", tutta in maiuscolo, è stata composta in lettere sans serif di dimensioni, pesi, larghezze e orientamenti diversi. 

Tanto per rendere l'idea che si tratta di letterpress, sotto è stata esposta in una teca la forma con cui il poster è stato stampato. 

In pratica Kitching ha usato lettere in legno che ha dovuto combinare e incastrare fra di loro all'interno di una cornice. Mentre al computer è possibile aumentare o diminuire la dimensione a piacimento, o anche alterare la larghezza delle lettere o sovrapporre i vari caratteri, con la letterpress tutto ciò non è possibile: bisogna adattarsi col materiale che si ha a disposizione. 

Il tutto va immobilizzato all'interno della cornice usando i cosiddetti serrraforme: ne vediamo quattro in verticale e tre in orizzontale, del tipo a cunei separati. Sui cunei sono presenti dei dentini che permettono di stringerli a piacimento girando un'apposita chiave. Sui cunei degli albori questo stratagemma non era presente e bisognava spingerli uno contro l'altro manualmente. Altri tipi di serraforme erano assemblati in un unico pezzo, con un buco centrale per la chiavetta. 

Oltre ai caratteri vengono usate marginature, che servono per riempire gli spazi vuoti, e decorazioni varie: linee di separazione, stelle a otto punte, una manicula

Notiamo che la stampa che è stata ottenuta è sporchissima: perfino le marginature e i serraforme hanno lasciato la loro traccia inchiostrata sul foglio. 

Ai vecchi tempi un risultato del genere sarebbe stato considerato di pessima qualità. Come pure notiamo che alcune lettere non sono inchiostrate in maniera uniforme. 

Il fatto è che al giorno d'oggi è importante che si capisca che un certo lavoro è stato fatto in letterpress, quindi coloro che usano questa tecnica tendono a esagerare un po' i difetti, esaltando le irregolarità dei caratteri a disposizione. Nei piccoli lavori si usa anche aumentare più del dovuto la pressione della forma sul foglio: è vero che i caratteri si consumano prima, ma la loro impronta sul foglio diventa visibile e percepibile al tatto, da rendere immediatamente evidente che la stampa non è stata fatta con una stampante laser, o a getto di inchiostro, o offset, dove non ci sono elementi in rilievo che premono sulla carta. 

La stampa in rilievo venne inventata prima di Gutenberg, anche se all'epoca non si usavano caratteri mobili e torchi tipografici, e continuò ad essere usata fino alla seconda metà del Novecento, quando venne soppiantata da altre tecniche, planografiche o calcografiche, che si basano sulla composizione del testo al computer. Ormai sono poche le applicazioni che prevedono l'uso di lettere in rilievo: ad esempio quando c'è bisogno di ottenere una sensazione tattile da un testo stampato. In ogni caso, è sempre possibile comporre il testo a computer e poi realizzare una lastra su cui la scritta compare in rilievo. L'arte di assemblare a mano caratteri tipografici di dimensione fissa è relegata a settori marginali: se ne interessano solo gli artisti e gli hobbisti. 

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