Mostra sui manoscritti africani e asiatici (nel 2024)
Nel 2024 c'è stata una mostra alla Robertson Davies Library intitolata "Dalla Mauritania al Giappone", sottotitolo "multi-materialità e fisicalità dei manoscritti non-occidentali".
L'esposizione raccoglieva manoscritti africani e asiatici realizzati sui supporti più diversi, dalle tavolette di argilla alle foglie di palma, senza escludere neanche amuleti con scritte realizzate a mano.
Ne parlo adesso perché adesso ho visto il filmato che è stato caricato su Youtube, nel quale vengono inquadrati numerosi pezzi della collezione.
Riconosciamo le lettere di tante forme di scrittura diverse. Le lettere etiopi sono separate una dall'altra e hanno i tratti molto pesanti. Quelle arabe sono unite e svolazzanti, e sui fogli vediamo preziose decorazioni in oro. I manoscritti indiani sono realizzati su fogli più larghi che alti. Su quelli cinesi la scrittura procede in verticale. Le lettere cuneiformi sono realizzate senza bisogno di inchiostri, ma solo con la pressione di un bastoncino sull'argilla.
Nel video si fa un rapido accenno al formato dei manoscritti realizzati su foglia di palma e in un secondo momento anche su carta, nell'Asia meridionale e nel sudest asiatico. Viene chiamato formato panoramico, e anche con un nome specifico che non riesco a capire e che il trascrittore automatico di Youtube trascrive a cavolo.
Ai manoscritti su foglia di palma Wikipedia in inglese dedica un articolo intero con numerose fotografie.
I testi venivano scritti nella direzione del lato lungo, col risultato che ogni pagina poteva contenere non più di una decina di righe.
I fogli venivano rilegati in maniera insolita dal nostro punto di vista: venivano perforati in uno o più punti a metà altezza, e nei fori veniva fatto passare uno spago. Lo spago era fissato a due tavolette di legno che costituivano le copertine del manoscritto, e proteggevano il contenuto quando questo veniva riposto. Lo spago era molto abbondante perché serviva anche per essere avvolto attorno all'insieme per tenere chiuso il libro.
Chiaramente i fori venivano fatti prima di scrivere il testo, così che questo si potesse interrompere dove necessario. In alcuni casi bastava lasciare un po' di spazio tra le parole e il buco, in altri invece il testo veniva scomposto in due o più colonne.
Il formato era determinato dal materiale usato, ossia le foglie di palma che erano strette e lunghe. Tuttavia rimase invariato anche quando si iniziarono a usare altri materiali: quando i buddisti arrivarono in Cina dove non si usava la palma ma la carta, continuarono a impaginare i libri di carta in questo modo, anche se avrebbero potuto scegliere formati diversi.
La mostra della Robertson Davies Library includeva anche manoscritti che erano stati realizzati dopo l'invenzione della stampa, e la voce fuori campo racconta che ancora oggi c'è chi usa le tecniche antiche per produrre manoscritti.
Per quanto riguarda il formato dei libri in Occidente, argomento escluso da questa mostra, aggiungerei che da secoli ormai si usa il formato del codice, con pagine di solito più alte che larghe fascicolate e cucite da un lato, mentre anticamente si usava il rotolo.
La voce di Wikipedia dedicata ai manoscritti di foglie di palma è presente in varie lingue, ma non in italiano.
Wikipedia in italiano dedica un articolo a "Codice (filologia)", termine applicato solo ai libri manoscritti, contrapposto al volumen o "Rotulo", che invece era costituito da un foglio continuo di pergamena avvolto su due manici in legno.
I due termini non sono sinonimi: nel volumen propriamente detto le scritte sono in verticale (righe di testo perpendicolari ai manici) mentre nel rotulus sono in orizzontale (righe parallele ai manici).
Dice l'articolo che il rotolo rimase il principale sostegno per la scrittura per tutta la prima metà del primo millennio. Uno dei più antichi esemplari è stato trovato negli scavi di Ercolano, e quindi risale a prima del 79 dopo Cristo.
I libri rilegati o codici furono introdotti già nel quarto, quinto secolo.
La Robertson Davies Library si trova a Toronto, in Canada.
Tra le varie collezioni di cui è in possesso ce n'è anche una di specimen tipografici composta da 250 libri e un migliaio di opuscoli e avvisi.
Ha inoltre una collezione di 356 tipi di carattere in legno prodotti con tecniche diverse tra il 1850 e il 1960.





Commenti
Posta un commento