Presse e vapore
10 anni fa il canale Ware Boilers su Youtube, nell'ambito di una rubrica chiamata Steam Culture ha dedicato un breve filmato alle presse a vapore introdotte nell'Ottocento.
Pochi materiali originali, solo qualche piccolo accenno, e due nomi segnalati: quello di Friedrich Koenig che nel 1810 ha prodotto una pressa pianocilindrica a vapore in grado di stampare circa duemila pagine al giorno, e quello dell'americano Richard Hoe, inventore della prima rotativa a vapore, che permetteva di stampare a una velocità molto maggiore.
Nella rotativa, la lastra coi caratteri in rilievo è disposta non in piano ma sul cilindro. Parlando di cilindro, viene mostrata in un riquadro una pressa da stampa con un grosso cilindro. Ma è una rotativa? Penso proprio di no, perché si vede la "forma" con le pagine da stampare disposta su un letto orizzontale che si muove avanti e indietro al disotto del cilindro.
Almeno è una pressa a vapore? Credo di sì, perché si vede una grossa cinghia che passa attorno ad una ruota in basso a sinistra ed è collegata a qualcosa che è al di fuori dell'inquadratura.
Pensando alle macchine a vapore, molti penano alle locomotive, dove c'è qualcuno macchiato di fuliggine che è indaffarato a spalare carbone in un forno. Nel caso della tipografia, non sarebbe una bella idea mettere i fogli bianchi, il carbone sporco e il fuoco nella stessa stanza.
In effetti le fiamme non stavano sotto la pressa o in prossimità: era meglio metterle in un'altra stanza. L'importante era che ci fossero dei tubi che mandavano il vapore ad un cilindro che si muoveva su e giù azionando una leva che spingeva una ruota che creava un movimento circolare. Bastava una cinghia per collegare una o più presse a questa ruota. Non c'era bisogno di elettricità: tutto il funzionamento della macchina era determinato dal questo movimento circolare, che si trasmetteva alle varie parti tramite ingegnosi congegni meccanici.
La pressa di Hoe venne inventata nel 1843 e brevettata nel 1847.
Dice l'AI Overview di Google che la Lightning Press (pressa fulmine) a 4 cilindri stampava 8 mila copie l'ora.
Nel 1871 Hoe produsse una rotativa a bobine, come quelle che sono in funzione fino ad oggi.
Il primo video che Google suggerisce è quello che abbiamo già visto, caricato su Youtube da Iron & Engine a maggio scorso, che mostra nell'anteprima un'orrenda immagine di un macchinario con tanti rulli, rulli, rulli che non somiglia neanche lontanamente da una pressa di Hoe.
Al secondo posto c'è un video caricato da In The Paint e intitolato "R.Hoe Cylinder press".
Quella che si vede è sicuramente una pressa pianocilidrica, quindi evidentemente Hoe produsse anche presse tradizionali oltre alle rotative.
Qui vediamo che un operatore, in piedi su un piedistallo vicino alla macchina, doveva prendere i grandi fogli bianchi da un piano che si trovava al di sopra della pressa e posizionarli uno alla volta su un cilindro.
Il cilindro li portava in basso e li premeva contro il letto portaforma che scorreva in avanti. Il foglio usciva da un lato, mentre la forma tornava indietro nella direzione opposta.
Bastava un solo operatore per far funzionare questo macchinario, a differenza dei torchi tipografici che avevano bisogno anche di un secondo tipografo che si occupava di inchiostrare i fogli. Nel filmato non si vede come avveniva l'inchiostratura tra una stampa e l'altra, ma evidentemente era automatica.
Gli autori del video non hanno a disposizione una macchina a vapore per far funzionare la pressa: poco male, il movimento rotatorio è fornito da un malcapitato tipografo che gira la ruota a mano.
Fa una bella fatica, ma in ogni caso è un passo avanti rispetto ai torchi costruiti sul modello inventato da Gutenberg, che vennero usati il Quattrocento e l'Ottocento. Lì tra una stampa e l'altra passava parecchio tempo, dato che i tipografi dovevano far scorrere a mano il letto, aprire il timpano, rimuovere il foglio, posizionare il nuovo foglio nella posizione corretta, chiudere il tutto e far scorrere di nuovo il letto.
Col torchio di Gutenberg ci volevano almeno 20 secondi per stampare ciascun foglio, mentre nel video mi pare che si stampi un foglio ogni quattro secondi, e stiamo parlando di due pagine di giornale in formato lenzuolo.
Nel video viene spiegato come all'epoca si era automatizzato solo il processo di stampa, ma non quello di composizione. I caratteri andavano ancora pescati a mano, uno alla volta dagli appositi scompartimenti, quindi ci voleva una giornata di lavoro per comporre il testo di una sola pagina di un quotidiano, dato anche che non c'erano fotografie né titoli quindi e lo spazio andava riempito di articoli.
Sempre su Youtube possiamo vedere un altro video intitolato "1859 Hoe Rotary Press", dove si vede una pianocilindrica simile, anche questa azionata a mano. Video senza parole, di soli 28 secondi.
Nella pagina di Wikipedia in inglese dedicata a Hoe non vediamo nessuna immagine della sua rotativa, che invece c'è nell'articolo dedicato alle rotative.
La macchina è quella a sei cilindri del 1860.
Anche in questo caso non c'era un automatismo per inserire i fogli: si riconoscono sei operatori incaricati di questo, a livelli diversi. Quello che sta più in basso lavora seduto, un altro lavora in piedi, gli altri ancora devono salire su piattaforme rialzate usando delle scalette.
A prima vista uno potrebbe dire che si tratta di una macchina ad un cilindro, ma sarebbe tratto in inganno: l'unico grosso cilindro centrale che colpisce l'attenzione in realtà è il supporto attorno al quale ci sono i sei piccoli cilindri che servono per stampare.
Sul sito Graphic Arts Collection di Princeton si può vedere una illustrazione ottocentesca di una rotativa a 8 cilindri. Anche qui vediamo scale per permettere agli operai di arrivare in alto, e una enorme quantità di fogli impilati a mano da operai che si arrampicano su scalette mobili.
L'enciclopedia Britannica dice che nel 1847 una pressa di Hoe era in grado di stampare 8mila fogli l'ora, su una sola facciata.
La versione perfezionata, alimentata a rotoli di carta anziché a fogli singoli, arrivò a stampare 18mila fogli l'ora su entrambe le facciate.
Tra l'altro l'enciclopedia dice che Hoe morì in Italia, a Firenze, nel 1886.
Ok, ma come faceva Hoe a disporre su un cilindro i caratteri che fino a quel momento venivano appoggiati su un piano? Sono ben pochi i siti che si pongono la domanda, per cui è difficilissimo trovare una risposta.
L'intelligenza artificiale di Google racconta che i caratteri andavano comunque inseriti uno alla volta in speciali telai di ferro curvati chiamati tartarughe, uno per ogni pagina di giornale, e che c'erano dei regoli conici che esercitavano una forte pressione laterale per tenerli fermi ed evitare che venissero lanciati fuori dalla forza centrifuga del cilindro, quando questo girava.
Ma esiste da qualche parte una pressa di Hoe ancora esistente? Esiste qualcuna di queste tartarughe? Esiste una loro foto, che ci faccia capire come erano fatte?
Se c'è, non si trova facilmente sul web. Tutto ciò che si trova sono illustrazioni statiche della macchina, da cui non si capisce nemmeno dove vanno a finire i fogli una volta stampati.
Provo a dare un'occhiata di nuovo al video che ha in copertina l'orrenda immagine IA di una rotativa inventata che non è quella di Hoe. Lotto per sopportare per un po' i soliti tic dell'Ia: non è questo - è quello... (contrapposizione che comincia con una negativa); questa cosa è aggettivo - aggettivo - altro aggettivo... (regola del tre)...
Molte delle immagini che si vedono nel video sono autentiche, ma spesso si riferiscono ad altre presse e ad altre epoche. La voce fuori campo parla della "tartaruga", ma le immagini mostrano tutt'altro. L'intento del video non è quello di far capire, ma di riempire il tempo con suoni e immagini. E in mezzo alla foto vere ne vengono inserite altre finte, per cui alla fine lo spettatore non ricorda più se una certa informazione l'ha tratta da una foto d'epoca o da un'allucinazione generata dall'IA.
Scorro un po' in avanti per vedere se c'è qualcosa che attira la mia attenzione, ma a distanza di pochi secondi il sito mi propone tre volte la stessa pubblicità con un assorbente insanguinato.
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