Unitype

La Unitype è una macchina inventata nella seconda metà dell'Ottocento allo scopo di velocizzare la composizione dei testi da stampare. 

Fino a quel momento i tipografi usavano la stessa tecnica inventata quattro secoli prima, ai tempi di Gutenberg: per comporre le parole dovevano prendere a mano i caratteri mobili uno alla volta dagli appositi scompartimenti, e poi rimetterli a posto a mano, uno alla volta, dopo avere stampato. 

Con la Unitype invece avrebbero potuto digitare sui tasti di una tastiera, e i caratteri disposti in verticale nelle scanalature di un grosso cilindro sarebbero stati prelevati automaticamente e si sarebbero disposti nel giusto ordine. La macchina era poi in grado di smistare automaticamente i caratteri usati per rimetterli nei vari scompartimenti. 

La ATF sostenne la commercializzazione di questa macchina, che aveva il vantaggio per le fonderie di consentire ancora le vendite di grandi quantità di caratteri. L'alternativa era la linotype, che invece era basata sul meccanismo della composizione a caldo: veniva dotata solo di una manciata di matrici, le quali servivano per realizzare sul momento il testo di ciascuna riga su una barretta di lega a base di piombo, ottenuta a partire dal metallo fuso. Con la linotype i tipografi non avrebbero più dovuto comprare i caratteri dalla fonderia perché se li potevano fabbricare da soli in quantità illimitate. 

Alla fine fu proprio la linotype a prevalere sul mercato, mandando definitivamente in pensione le unitype dopo il 1915. 

Il fatto è che la unitype aveva anche dei difetti: ognuna di queste macchine era in grado di essere utilizzata solo con caratteri di una dimensione ben precisa. Un laboratorio che doveva realizzare anche scritte più grandi o più piccole doveva acquistare altre unitype, una per ogni dimensione richiesta. 

Quando la Linotype prese piede offrì condizioni vantaggiose a chi riconsegnava la sua vecchia unitype, che poi venivano distrutte. Quindi tutte le tipografie si sono sbarazzate dei loro vecchi macchinari, di cui ne sono rimasti ben pochi esemplari. 

Il museo della stampa che si trova a Carson in California ne ha uno che arriva da un paesino del Kansas. A quanto pare il tipografo aveva accettato l'offerta della Linotype di consegnare la macchina vecchia all'acquisto di quella nuova, ma il personale dell'azienda non arrivò mai a prelevarla, dato che la località era un po' fuori mano. Il proprietario la mise in qualche magazzino aspettando che qualcuno arrivasse a prenderla, e così in questo esemplare è sopravvissuto fino ad oggi. Lo si può ammirare esposto nel museo, ma anche lo si può vedere nel video che il museo ha caricato su Youtube, dove le spiegazioni sono affidate al curatore Mark Barbour, simpatico e competente. 

Il video dura una mezz'oretta, l'ho già segnalato e linkato qualche anno fa. 

L'inventore della macchina si chiamava Joseph Thorne, e aveva acquisito esperienza nel mondo della meccanica lavorando alla produzione di macchine da cucire. 

Sulla parete del cilindro erano disponibili 90 canali. 

I caratteri venivano prelevati, scorrevano davanti all'operatore, le righe si accumulavano nel compositoio che stava a sinistra, dove un secondo operatore le giustificava a mano, ossia aggiungeva tra una parola e l'altra qualche spazio per renderle tutte della stessa lunghezza. Nel frattempo un ragazzo di bottega ricaricava i caratteri inserendoli da dietro. 

Non doveva scegliere lo scompartimento in cui metterli: ogni carattere aveva delle scanalature univoche per cui lo smistamento poteva avvenire rapidamente e in automatico. 

La tastiera della unitype è completamente diversa rispetto a quella che conosciamo. In alto troviamo tutte le lettere maiuscole e i numeri, in basso ci sono le minuscole, e i segni di interpunzione, a sinistra ci sono le frazioni in mezzi, quarti e ottavi, a destra le legature con la f

Sono 6 file da 15 tasti, totale 90 caratteri, appunto. 

Anche la disposizione delle lettere è diversa rispetto a quella a cui siamo abituati. Notiamo che a centro tastiera, sia nelle maiuscole che le minuscole, le lettere a-n-d e t-h-e sono disposte affiancate, per semplificare la digitazione di due parole molto comuni in inglese. 

Dice Barbour che i tasti potevano anche essere premuti contemporaneamente, come gli accordi di un pianoforte, se l'ordine delle lettere sulla tastiera corrispondeva a quello che doveva comparire nel testo. 

Notiamo il tasto sp, che immagino sia lo spazio e che ha la stessa dimensione di tutti gli altri tasti, come pure il tasto EnQd, abbastanza misterioso nel nome. 

Solo la prima parte del video è dedicata alla unitype. Si passa poi a parlare di un altra macchina che era stata messa a punto nel tentativo di automatizzare la composizione: la Rogers Typograph del 1888.

Questa macchina era caricata con le matrici, come la linotype, solo che queste si spostavano grazie alla forza di gravità, sia per comporre le parole che per tornare al loro posto quando veniva ribaltata la sua parte superiore.

Nonostante la macchina non somigliasse affatto alla linotype e funzionasse in maniera diversa, il solo fatto che produceva righe intere di caratteri venne sfruttato per una causa giudiziaria da parte della Linotype che già dominava il mercato americano.

L'inventore riuscì a vendere il suo progetto agli europei, che continuarono a produrre questa macchina e la vendettero come prodotto economico ai piccoli laboratori tipografici. 

Il filmato si conclude parlando della linotype. 

Non trovo altri video su Youtube contenenti informazioni sulla unitype. Grazie all'intelligenza artificiale il sito non si limita a pubblicare una lista di video contenenti la parola "unitype", ma tira a indovinare su cosa stiamo cercando, dandoci una lista potenzialmente infinita di video che non contengono questa parola nel titolo o nella descrizione, intervallata da pubblicità di corsi di tai-chi.

Apparentemente nessuno ha mai ripreso una unitype in funzione, quindi non abbiamo idea della velocità a cui si muoveva il meccanismo di selezione dei caratteri,  né dell'effetto e del rumore che faceva. 

La macchina è così sconosciuta che nemmeno su Wikipedia in inglese ha una voce dedicata. L'unica volta che l'enciclopedia ne parla è quando elenca le macchine in esposizione in un altro museo della stampa, quello di Haverhill, Massachusetts, che è proprio quello di cui ho parlato ieri dopo avere visto il servizio che gli ha dedicato due settimane fa il telegiornale di una consociata della tv americana CBS. 

Wikipedia mostra una foto dell'esemplare di unitype un po' arrugginito, sistemato accanto a una macchina compositrice e a una fonditrice della Monotype, che rappresentavano un'altra risposta di successo al problema della composizione dei testi. 

Mentre la unitype funzionava coi caratteri in piombo, e la linotype e la typograph funzionavano con matrici da cui realizzare una linea di testo, il meccanismo ideato dalla Monotype si basava sulla presenza di matrici in grado di produrre separatamente un carattere in piombo alla volta, molto rapidamente, disponendo le lettere già nell'ordine in cui sarebbero dovute essere stampate. 

Il sistema della Linotype (adottato anche dalla Intertype) rimase in uso presso i quotidiani fino all'inizio degli anni Ottanta del Novecento, visto che la produzione di righe intere rendeva il testo molto maneggevole quando si trattava di smistarlo e risistemarlo nelle varie colonne. Il sistema della Monotype invece venne usato principalmente nelle case editrici, dato che permetteva di correggere gli errori una lettera per volta e soprattutto di conservare una copia già composta del testo, utile quando bisognava ristampare un'opera. 

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