Frontex Automatic Letterpress
8 anni fa è stato caricato su Youtube un video di cinque minuti che mostra una pressa da stampa in funzione.
Il titolo è Frontex Automatic Letterpress.
Sulla macchina si vede la scritta Automatic, qualcuno nei commenti la paragona ad altri modelli simili che evidentemente vennero prodotti altrove.
Potrebbe essere stata fabbricata in Germania negli anni 40.
In alto vengono posizionati i fogli. Un dispositivo con vari bocchettoni collegati a un tubo che porta a una pompa preleva i fogli uno alla volta e le posiziona su un nastro che li porta in basso.
Dall'altro lato i fogli escono appoggiati su alcune stecche che li rivoltano con un movimento circolare, per mettere la parte stampata in alto.
Sotto si intravede un letto che scorre avanti e indietro, passando sotto i cilindri inchiostratori, ma nessuno spiega niente. L'operatore si limita a gironzolare attorno alla macchina, inquadrando le parti che si muovono in maniera ritmica.
Bloccando il filmato si possono leggere alcune scritte in rilievo sul metallo della macchina. Tra cui il nome dell'azienda: "Automatic Druckmaschinenfabrik - Dr. W. Hinniger und Sohne - Berlin".
L'azienda era attiva dagli anni Trenta, ma la macchina in questione venne prodotta nel dopoguerra, fino agli anni Cinquanta.
Le informazioni su questo modello sono frammentarie. Su Howard Iron Works si possono vedere alcune foto di un modello restaurato nel 2022, con alcune informazioni tecniche sul meccanismo.
Tra cui un dettaglio che si vede anche nel video: il cilindro centrale rimane bloccato mentre il letto si sposta in orizzontale per inchiostrare la forma.
Il sito del Demers Gutenberg Franklin Print Museum mostra una foto di questa macchina assieme a macchine simili accanto all'articolo dedicato alle pianocilindriche.
Le macchine che fanno parte di questa categoria vennero progettate a partire dalla metà dell'Ottocento, all'incirca, in piena rivoluzione industriale, superando il modello che si usava dall'epoca di Gutenberg dove la pressione sul foglio era esercitata da un piano. Qui anziché un piano si usava un cilindro, e questo permetteva di dosare meglio la pressione oltre che di lavorare più velocemente. Mentre il vecchio torchio da stampa doveva essere manovrato da due persone per inchiostrare e sistemare i fogli, queste macchine qui automatizzavano molti dei movimenti in maniera tale da poter essere azionate da una macchina a vapore, in un primo momento, poi dall'elettricità. Sulle macchine ottocentesche c'era bisogno comunque di un'operatore che mettesse i fogli uno alla volta, poi si inventò il sistema dei tubicini azionati da una pompa e le macchine poterono lavorare in automatico.
L'ultimo modello mostrato dal sito è una Heidelberg del 1963.
Il museo si trova dalle parti di Nashville, in Tennessee.
Ohibò, hanno voluto decorare il sito ufficiale con immagini realizzate con l'intelligenza artificiale.
Che sono ultra realistiche e suggestive, ma dal punto di vista storico sono molto inaccurate. Io sconsiglierei di utilizzarle in un contesto didattico, per non togliere legittimità a tutti gli altri materiali contenuti sul sito. Almeno le foto delle vere macchine esposte non sono state ritoccate.
Il ritratto di Gutenberg che accoglie i visitatori è così dettagliato che si possono contare i peli della sua barba. Però ha sul tavolo una cassetta con blocchetti in metallo che non si capisce se siano caratteri o matrici. Sono allineati in una mini cassa con soli due scompartimenti. L'inventore regge in mano un blocco di metallo con incisioni insensate sui lati.
Sul tavolo ci sono un coso di metallo con un'apertura (una forma?) un altro coso che potrebbe essere un calamaio, e un libro già impaginato. Il testo è in due colonne in caratteri gotici, stampa in due colori, nero e rosso, con tanto di capolettera nero e rosso a tutta colonna.
Nel foglio che ha in mano la stampa è monocromatica, sempre con capolettera a tutta colonna.
Dietro si intravede un torchio a vite verticale, anche se temo che i pezzi siano fissati in maniera tale da non permettere al piano di abbassarsi sul foglio.
C'è un'altra foto disgustosa ottenuta con l'IA: una stanza piena di torchi, scura e con contrasto aumentato all'inverosimile per renderla più suggestiva; bidoni di latta e calamai ovunque, un libro aperto con testo deforme e ripetitivo.
In grande c'è l'incipit della Bibbia scritto in caratteri gotici molto leggibili. Dopo il capolettera T si legge: "In principio creavit deus celum et terram. erat autem terra in-........." e gran parte del testo della riga successiva è fuso insieme in lettere informi.
Il sito usa l'Unifraktur Maguntia direttamente in pagina per uno slogan in alto: "Discover the legacy of Gutenberg, Franklin, and the printed word".
Il font è l'unico gotico classico che si può scaricare da Google Fonts, dove manca una qualunque versione dell'Old English.
La forma delle lettere è ispirata a quelle che si usavano in Germania, ma in epoche successive a quella in cui visse Gutenberg.
Lo stile si chiama fraktur, la versione riprodotta risale ai primi del Novecento.
Lo sfondo della pagina viene riempito da paccottiglia IA, parecchie righe scritta in quella che da lontano sembra corsiva inglese. Però si riconosce un un documento autentico, seppure rielaborato dall'IA: l'Almanacco del Povero Richard del 1758, realizzato da Franklin.
Benjamin Franklin evidentemente è lo stampatore più famoso della storia americana.
La sua faccia è quella che compare tuttora sulle banconote da 100 dollari. E' uno dei padri fondatori degli USA, ma non è mai stato presidente. Oltre che per il suo impegno in politica è ricordato come scienziato e inventore, tra le tante altre cose.
Ma il suo legame con la tipografia è profondo: all'età di 12 anni iniziò a lavorare nella tipografia del fratello, collaborando poi col giornale che venne pubblicato tre anni dopo.
Andò poi a Londra per perfezionare la sua conoscenza delle tecniche tipografiche, e all'età di vent'anni aprì una sua tipografia a Filadelfia.
A 29 anni era già un giornalista ed editore affermato, e acquistò la Pennsylvania Gazette, che divenne il quotidiano più venduto nelle tredici colonie.
Comunque, l'Almanacco del Povero Richard è una delle pubblicazioni di Franklin che è maggiormente rimasta nell'immaginario collettivo. Al testo ci lavorava lui stesso, divertendosi a prendere in giro le previsioni dei veri astrologi.
L'almanacco di Franklin è stato di ispirazione anche per pubblicazioni simili: in questi giorni si può acquistare l'edizione 2027 dell'Old Farmer's Almanac con una copertina variant disegnata in stile classico, dove sulla sinistra appare il ritratto di Benjamin Franklin mentre sulla destra c'è quella di Robert B. Thomas, che lo ha fondato nel 1792.





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