Gli occhiali di Gutenberg
Della vita dell'inventore della tipografia, Johannes Gutenberg, si sa poco.
La Treccani lo presenta come "orafo e prototipografo".
"Nel 1434 era a Strasburgo e in questa città, associato con altri era occupato dal 1436 in tre attività: la levigatura delle pietre, la fabbricazione di specchi e, in segreto, in un'arte che può identificarsi con il procedimento per realizzare la stampa a caratteri mobili", dice l'enciclopedia.
La questione degli specchi non viene approfondita granché in Italia: Wikipedia non ne fa alcun cenno.
La versione inglese è più dettagliata: "Intorno al 1439, Gutenberg venne coinvolto in una disavventura finanziaria fabbricando specchi in metallo lucido (che si credeva catturassero la santa luce dalle reliquie religiose) per venderli ai pellegrini ad Aachen: nel 1439 la città stava pianificando di esibire la sua collezione di reliquie dell'imperatore Carlo Magno, ma l'evento venne rimandato di un anno a causa di una grave alluvione e il capitale speso non poté essere ripagato".
Wikipedia in inglese oggi li chiama "mirrors", ma in passato si usava il termine "looking glasses". (Il libro Alice Attraverso Lo Specchio, seguito di Alice Nel Paese Delle Meraviglie, in lingua originale si intitola Alice Through The Looking-Glass).
Purtroppo, cercando "Gutenberg looking glasses" su Google ottengo prima le pubblicità di occhiali che non hanno nulla a che vedere con Gutenberg, poi i video fatti con l'intelligenza artificiale che sostengono la tesi che è grazie a Gutenberg se noi abbiamo gli occhiali (indirettamente).
Il primo video che viene mostrato è tratto da Instagram. La didascalia dice, in inglese: "Come Gutenberg ha inventato gli occhiali". Testo: "Senza la pressa da stampa, nessuno avrebbe strizzato gli occhi per leggere il testo piccolo". Le conseguenze sarebbero state: "niente telescopi, niente microscopi e un enorme ritardo nella rivoluzione scientifica".
"E se Gutenberg avesse fallito?", dice la scritta in sovrimpressione. E' tipico dell'intelligenza artificiale iniziare con "what if". L'immagine mostra un artigiano medievale che prende una lente che in realtà è una pietra preziosa trasparente, con cornice d'oro, gemme colorate e perle, mentre oltre la finestra si vede l'Empire State Building e un treno che passa. Seguono assurde allucinazioni senza senso (medici che eseguono salassi nell'ottocento, gente che legge il chip delle carte di credito strizzando gli occhi, Galileo che non scopre un accidente perché non ha il cannocchiale), per concludere con la frase "Il dono di Gutenberg non è mai stato il libro, è stata la tua faccia". L'IA prima nega, poi afferma, solo per fare scena. "Sottoscrivi finché il bottone è ancora leggibile".
Poco più giù c'è un altro short di Instagram. Qui compare un tizio che a prima vista pare umano, vestito informale, berretto con visiera all'indietro, chitarre a volontà appese alla parete dietro di lui. "Immagina di essere un vecchio cardinale nella chiesa cattolica, ami la Bibbia, ma hai problemi di vista, leggere è un incubo offuscato. Arriva Gutenberg. Non era solo uno smanettone, era un fondatore nel settore tecnologico che conosceva il suo pubblico di riferimento". L'IA prima nega poi afferma. Nell'immagine compare il vero ritratto di Gutenberg con sovrapposta l'emoji degli occhiali da sole, per dire che in fondo era un figo. E chi era il target di Gutenberg? "Tipi anziani con tasche profonde e occhi malandati". Immagine di un vecchio cardinale con icone di soldi, banconote e occhi.
"Per vendere questo prodotto radicalmente nuovo non stampò soltanto una Bibbia, ha progettato una esperienza ad alta definizione nel quindicesimo secolo". L'IA prima nega poi afferma. Gutenberg fuse un carattere "gotico ultra-nitido". Era così bold che il futuro papa Pio II si meravigliò per il fatto che poteva essere letto senza occhiali.
"Gutenberg usò una pesante macchina industriale per curare una profonda frustrazione umana". E il filmato si conclude così.
Pesante macchina industriale? L'attività di Gutenberg era più che altro artigianale, visto che mancavano secoli alla rivoluzione industriale. E l'esperienza in alta definizione in cosa consisteva? I libri già esistevano, Gutenberg non fece altro che imitare le forme delle lettere dell'alfabeto con cui si realizzavano i manoscritti! Il suo target non erano le persone con problemi di vista, il suo risultato era identico a un manoscritto, solo che costava meno.
Sempre tra i filmati che Youtube propone prima dei link ai siti, senza cliccare esplicitamente nella categoria Video, troviamo uno short Youtube estratto dal podcast di Joe Rogan. "Dalla Bibbia di Gutenberg alle moderne lenti".
L'intervistato in studio racconta che le lenti sono state inventate alla fine del Quattrocento: "prima non c'erano standard per sapere quando era buona la vista di una persona, finché non venne pubblicata la Bibbia di Gutenberg. Coi primi caratteri mobili abbiamo uno standard calibrato, dove tu sapevi quanto era grande il font dei caratteri e potevi dire: Joe vede qualcosa che è a 5 piedi e Brian può vederlo a 10 piedi. Solo allora realizzarono: hey io non posso vedere quello che Brian può vedere".
Quindi dalla Bibbia di Gutenberg si arrivò direttamente agli occhiali. E sullo fondo vengono proiettate immagini della Bibbia.
La Bibbia di Guteneberg è stata stampata in 180 copie soltanto. Per secoli i tipografi di diversi Paesi usavano unità di misura e dimensioni dei font abbastanza diverse. La gente sapeva già da prima di avere problemi di vista: gli antichi la misuravano sulla base di quante stelle si riuscivano a vedere. E chi aveva a che fare con i libri poteva eventualmente misurare la distanza a cui riusciva a leggere.
Certo, la gran parte della gente non sapeva leggere, ma questo non significa che non si rendesse conto di avere problemi alla vista o che la cosa non fosse importante. Avete presente come si infila il filo nell'ago per cucire?
Tanto per rovinarmi ulteriormente la giornata cerco "Johannes Gutenberg occhiali", in italiano, dal telefono.
Prima ancora di darmi i risultati, il motore di ricerca mi dà una lunga e dettagliata AI Overview.
"Johannes Gutenberg non ha inventato gli occhiali, ma la sua invenzione della stampa a caratteri mobili nel 1450 ha cambiato per sempre la storia di questo strumento. Tra il celebre inventore tedesco e la storia degli occhiali esiste un legame storico fondamentale riassumbile in tre punti principali: 1) il boom della domanda di occhiali; 2) la Bibbia di Gutenberg come primo ottotipo della storia; 3) le competenze di Gutenberg nell'ottica".
Gli occhiali furono inventati in Italia 150 anni prima di Gutenberg, dice l'IA, tuttavia rimasero un oggetto di nicchia fino alla metà del quindicesimo secolo, usati quasi esclusivamente da monaci amanuensi, studiosi e ricchi mercanti.
"Quando Gutenberg iniziò a stampare libri in serie, l'alfabetizzazione crebbe rapidamente. Migliaia di persone iniziarono a sforzare la vista sui testi e si resero conto di soffrire di presbiopia o ipermetropia. Questo causò un'impennata monumentale nella richiesta e nella produzione di massa di occhiali da lettura economici in tutta Europa".
Al punto 2 l'IA dice che la Bibbia di Gutenberg "si trasformò nel primo standard universale per testare la vista. Se una persona riusciva a leggere chiaramente le sue pagine, significava che aveva una vista perfetta, altrimenti si procedeva per tentativi applicando diverse lenti finché il testo non tornava a fuoco".
Mai sentito dire di un oculista che abbia usato la Bibbia di Gutenberg per fare un esame della vista.
"Curiosamente, Gutenberg scelse un carattere gotico molto grande e marcato". Curiosamente? Riprodusse le lettere che venivano tracciate dagli amanuensi in Germania per i libri di quel genere.
Segue riferimento alla frase di Pio II, contenuta in una lettera.
Al punto 3 abbiamo il riferimento ai "piccoli specchi convessi venduti come souvenir ai pellegrini religiosi". "Aveva quindi un'ottima familiarità con la lavorazione del vetro, delle leghe metalliche e con i principi base dell'ottica, competenze che si rivelarono essenziali sia per la fusione dei caratteri mobili, in metallo sia pere la progettazione del suo torchio".
All'IA sfugge il fatto che gli specchi non erano in vetro, ma in metallo lucido e che non era poi importante che mettessero a fuoco, credo. Il torchio era in legno e coi principi dell'ottica non c'entra niente.
Il primo risultato pertinente, cercando in inglese, arriva dal sito dell'Università di Houston, ed è pure incentrato sull'ottica: si parla degli specchi convessi, inventati all'inizio del Quattrocento. Nel Ritratto Dei Coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck, 1434, si vede uno specchio convesso appeso alla parete.
La frase del futuro papa Pio II è conosciuta, in ambito tipografico. Nel 2023 è stata usata come titolo di una mostra degli incunaboli della Biblioteca Negroni di Novara, "Senza fatica e senza occhiali", di cui è ancora disponibile online il catalogo.
Pio II scrisse quella frase tre anni e mezzo prima di diventare papa, quando si chiamava ancora Enea Silvio Piccolomini e partecipò alla Dieta di Francoforte nel marzo del 1455.
In pratica ha assistito in diretta alla nascita della tipografia.
L'episodio è stato ricordato nel 2018 in un articolo del Sole 24 Ore.
L'articolo si può leggere gratuitamente per alcuni secondi, prima che il sito faccia sparire la seconda parte per chiedere 15 euro di abbonamento mensile (-10c), o 150 per un anno (-1 euro) o 200 per due anni (-1 euro).
Insomma, il collegamento Gutenberg-occhiali c'è, ma è al contrario di quello che dice l'intelligenza artificiale: il cardinale non ha detto che per leggere il libro gli servivano gli occhiali, ma che non ne aveva nessun bisogno!





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