Il logo sul sito Monotype
Il sito Fonts.com è chiuso. Resta solo una home page che spiega quello che è successo: tutti i font presenti sulla piattaforma sono stati trasferiti su MyFonts a marzo del 2024. Anche il profilo dei clienti sono stati spostati, sempre su MyFonts o sul servizio Monotype Fonts. Seguono i due link che portano direttamente a destinazione.
Spiega l'AI Overview di Google che il sito Fonts.com è stato lanciato da Agfa Monotype Corp., diventata successivamente Monotype Imaging, all'inizio degli anni 2000, come braccio e-commerce ufficiale di Monotype, una delle più antiche e grandi aziende di tipografia del mondo.
E' rimasto attivo fino al 28 marzo 2024, quando si è deciso di privilegiare MyFonts, un altro portale di font acquisito dallo stesso gruppo già dal 2012.
Lo stesso destino di Fonts.com è stato riservato a un'altra piattaforma digitale storica, Fontshop. Anche il sito di questa è rimasto in piedi solo con la home page, nella quale c'è una foto del fondatore Erik Spiekermann seduto sotto uno dei suoi poster realizzati presumibilmente in letterpress. C'è una scritta in caratteri senza grazie svizzeri, non è né Helvetica né Arial, che dice "Tutto sarà ok alla fine. Se non è ok, non è la fine.". La scritta è in rosso, divisa su quattro righe. Al termine della terza riga, che è più corta, c'è scritto in piccole dimensioni e in nero il nome dell'autore di questo aforisma, Oscar Wilde, tutto in maiuscolo.
FontShop era già stato acquisito da Monotype nel 2014. Per parecchi anni l'azienda ha lasciato che ciascuno dei siti acquistati funzionasse per conto proprio, ma alla fine ha deciso di accorpare tutte quante le attività, rendendo evidente il fatto che ha il controllo di una fetta enorme del mercato dei caratteri tipografici.
Su Wikipedia c'è un intero paragrafo dedicato a questo problema, intitolato "Monopolization".
Tra l'altro si dice che l'azienda potrebbe avere addestrato l'intelligenza artificiale con tutti i font del catalogo in suo possesso. Questo preoccupa i disegnatori: se si insegna all'IA a disegnare buoni font, non ci sarà più bisogno di loro.
L'ultima polemica registrata dall'enciclopedia riguarda l'acquisizione di Fontworks nel dicembre 2025, con conseguente aumento stratosferico dei prezzi: si è passati da 380 dollari all'anno a 20.500.
Chissà se i grafici che usavano questo servizio, tra cui molti sviluppatori di giochi, negli ultimi mesi hanno trovato un'alternativa o si sono semplicemente rassegnati.
MyFonts è una piattaforma creata da Bitstream nel settembre del 1999, attiva da marzo 2000.
Wikipedia non dice molto in proposito, neanche nella sua versione in inglese.
La Bitstream è un'azienda fondata nel 1981 da un gruppo di quattro ex dipendenti della Linotype. La sua sede è nel Massachusetts. Non solo la piattaforma MyFonts, ma l'intera azienda è stata acquisita da Monotype nel marzo 2012.
Chiedo a Google qual è la principale alternativa alla Monotype, oggi.
La prima piattaforma che mi consiglia è Fontspring. La terza è Adobe Fonts. Al quarto posto ci mette Google Fonts e Fontshare, che forniscono font open source o gratuiti utilizzabili anche per progetti commerciali, "sebbene con un focus diverso rispetto ai cataloghi editoriali o di display tipografico d'autore", dice l'IA.
Al secondo posto invece suggerisce l'acquisto diretto dai siti delle fonderie, che hanno proprie piattaforme di e-commerce su cui i disegnatori hanno un controllo economico maggiore. L'IA suggerisce tre nomi: Village, TypeNetwork e TypeBy.
Il sito di Monotype non si apre con un catalogo di font ma con informazioni sui servizi offerti dall'azienda.
La cosa che mi colpisce è il logo che si può vedere in alto a sinistra. In teoria quello che si vede è il nome dell'azienda scritto in caratteri senza grazie. Tuttavia periodicamente la parola "type" cambia. Rapidamente ogni lettera cambia forma, attingendo a un font diverso da quello delle lettere circostanti. Poi tutte le lettere attingono allo stesso font, che però è diverso da quello iniziale. Le quattro lettere iniziali invece restano sempre uguali. Non è un semplice Gif, continuano a vedersi effetti sempre diversi: ad esempio la parola può risultare composta di lettere giapponesi o coreane o greche.
Insomma, è stato trovato un modo per fare entrare nel logo della pagina una rappresentanza di tutti i caratteri presenti sul sito.
Quando è stato inventato il logo di MyFonts si era pensato di accostare fra loro caratteri in stili diversi, ma poi si è deciso di disegnare la scritta a mano, in stile calligrafico, a suggerire l'idea che dietro i lavori proposti ci sia la creatività delle persone. Ancora oggi il logo della piattaforma è quello: stranamente, un sito che offre font non ha usato nessun font per realizzare il proprio logo.
E il font usato da Spiekermann per il suo poster? Ricordo lontanamente di averlo già cercato in passato. Ma cos'era? Già che ci sono, ripeto la ricerca. What The Font mi mette al primo posto il Neue Haas Grotesk, che non può essere per il semplice fatto che la e ha il tratto inferiore che termina con taglio orizzontale, non obliquo. Il Neue Haas in pratica è l'Helvetica sotto altro nome.
Soltanto al quarantacinquesimo posto trovo qualcosa di molto simile: Gothic 725, di Bitstream, acquistabile da MyFonts.
Quando i nomi sono generici e caratterizzati da numeri è possibile che si tratti di un font d'epoca, perché un tempo i caratteri tipografici erano prodotti industriali che non avevano un nome specifico ma solo una categoria e un numero in catalogo. Infatti nella descrizione del font trovo che la fonderia originale era la Berthold AG, che lavorava prima dell'avvento del digitale. La descrizione però non dice niente di preciso. Fornisce solo il nome del disegnatore, Gunter Gerhard Lange, che non mi dice niente e potrebbe anche essere quello che ha lavorato alla digitalizzazione per Bitstream. E invece no: nato nel 1921, è stato direttore artistico di Berthold a Berlino dal 1961.
Il Gothic 725 viene fornito in digitale anche da Paratype, sempre su MyFonts, che ci ha messo qualche riga di descrizione in più.
Sarebbe la versione della Bitstream dell'Akzindenz-Grotesk, lanciato sul mercato dalla Berthold nel 1898.
E' il font che ha ispirato l'Helvetica nel secolo successivo.
Si tratta di un disegno nato ben prima della nascita di Lange.
Paratype fa il nome di un solo disegnatore nella scheda di questo font: Tagir Safayev, che è quello che ci ha aggiunto le lettere cirilliche. Paratype è una fonderia russa.





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