Peter Schoeffer

Peter Schoeffer è un personaggio che finora ho abbastanza sottovalutato su questo blog. Eppure il suo nome è uno dei tre direttamente collegati con l'invenzione della tipografia in Europa. Gli altri due sono quelli di Gutenberg e Fust. 

Il nome di Gutenberg è conosciuto da chiunque, non solo dagli addetti ai lavori. L'invenzione della tipografia viene di solito attribuita solamente a lui. 

Johannes Fust era un orafo molto conosciuto a Magonza, che prestò a Gutenberg i 1600 fiorini necessari a stampare la Bibbia, e che gli fece causa impossessandosi delle attrezzature del suo laboratorio prima che il libro fosse completato. 

E Schoeffer? Schoeffer era il principale collaboratore di Gutenberg, che però al processo testimoniò a favore di Fust, e in seguito entrò in società con lui, sposò sua figlia, e continuò a far funzionare la stamperia dopo la sua morte, lasciandola infine ai suoi figli. 

Schoeffer aveva una solida formazione universitaria: aveva studiato latino e si era pure addottorato in teologia. Aveva poi lavorato come copista e calligrafo. Calligrafo? Non ci risulta che Gutenberg, che aveva lavorato come orafo, avesse una competenza del genere. Possibile che i caratteri della Bibbia di Gutenberg siano in realtà opera di Schoffer. Così come esistono teorie che ipotizzano contrasti tra i due per cui quello che aveva inventato il sistema più rapido per produrre i caratteri fosse proprio Schoffer. Fust si sarebbe accorto di questa cosa e avrebbe deciso di premiarlo accantonando Gutenberg che si ostinava a seguire il metodo sbagliato... Tutte ipotesi a cui mancano conferme da parte dei diretti interessati e dei contemporanei. 

Wikipedia riporta i titoli di parecchi libri stampati da Schoeffer insieme a Fust tra il 1457 e il 1467, e altri stampati in proprio tra il 1467 e il 1492 (che tra l'altro è l'anno della scoperta dell'America, un altra data di riferimento che come quella dell'invenzione della tipografia viene usata da alcuni storici per indicare la fine del medioevo). 

Dice l'enciclopedia Treccani che il primo colophon ad opera dei prototipografi compare proprio su uno dei libri stampati da Fust e Schoeffer, il Psalmorum Codex completato nel 1457. 

Wikipedia in italiano dice che questo libro sarebbe stato stampato in caratteri in legno, tranne la subscriptio (ossia il colophon), inciso in metallo. 

L'enciclopedia elenca un messale del 1458 e poi il Rationale Divinorum Officiorum di Guglielmo Durante, 1959, "primo libro stampato con tipi di carattere di metallo". 

Ma la Bibbia di Gutenberg nel 1455 non era stata stampata con caratteri in piombo? Davvero si era tornati al legno? Era possibile stampare un intero libro dei salmi con caratteri in legno? Aveva senso?

La cosa mi giunge nuova. 

Da dove arriva questa informazione?

Il sito Libri Rari E Antichi sostiene la stessa cosa. 

O meglio, riporta la presunta traduzione di quello che sarebbe il colophon del libro dei salmi che parlerebbe di caratteri incisi in legno. 

Il sito Penna Blu invece parla di piastre di metallo inciso per le iniziali stampate. Ma è attendibile?

Wikipedia in inglese è molto stringata e non fa mai riferimento ai materiali usati. 

Si distrae poi parlando della birra che viene prodotta in una delle case usate da Schoeffer, che ha un suo ritratto sull'etichetta. 

Chiedendo a Google in inglese "Peter Schoeffer psalter wood" l'IA Overview risponde che il salterio "combinava caratteri mobili in metallo con xilografie in due colori e iniziali stampate rosse e blu". 

Già ha più senso. 

Sul sito dell'Università di Manchester è possibile sfogliare gratuitamente l'intero libro. La didascalia dice che si tratta del "secondo maggior libro stampato con caratteri mobili in Europa, dopo la Bibbia di Gutenberg". "Fu anche il primo libro ad essere stampato con caratteri di due dimensioni diverse, e a incorporare stampe a colori, con capolettera stampati in rosso e blu. Ne sopravvivono dieci copie". 

L'aspetto del libro è notevolmente diverso rispetto alla Bibbia. Qui il testo è su una sola colonna, i margini sono stretti. Nella prima pagina di testo, oltre alle numerose iniziali rosse e al capolettera da sei righe, notiamo anche uno spartito musicale in alto, anche questo in bicromia. Le linee del pentagramma e le iniziali sono rosse, il testo da cantare e le note musicali sono in nero. 

Ho detto pentagramma, ma in realtà le righe sono solo quattro. Le note non sono tonde ma rettangolari. E mancano le indicazioni di durata che esistono sugli spartiti moderni. 

In ogni pagina ci sono venti righe. 

Non ci sono illustrazioni.

Le lettere sono in gotica quadrata, pulitissime e con un bel contrasto tra tratti spessi e tratti sottili in lettere come la e e soprattutto la a. 

Dettaglio interessante: in rosso in alto compare il numero di foglio, non di pagina, in numeri romani (4 si scrive iiii, senza puntini). In pratica il numero aumenta di uno solo alle pagine dispari. Gli studiosi si regolano chiamando recto e verso le due facciate: il recto è la pagina dispari, il verso è la pagina pari che è stampata dietro. Tuttavia qualche possessore di questo volume non era soddisfatto di questo sistema e ha aggiunto sul lato esterno, sempre in alto, una numerazione per pagina, a matita, in numeri arabi. 

Le maiuscole rosse sono in uno stile diverso rispetto al testo: direi lombardic. 

L'aspetto del testo è tale che un lettore moderno si limita ad ammirarlo senza minimamente cercare di leggerlo in automatico. Le parole sono in latino, notiamo legature e abbreviazioni medievali. 

Il famoso colophon è stampato in rosso sul verso del foglio 143 (pagina 296 del file digitale), con capolettera da due righe in blu.

Nella descrizione sul sito c'è la trascrizione del testo, difficile da ottenere dalla foto per via delle abbreviazioni varie, oltre che per l'aspetto delle lettere. Lo incollo nel traduttore di Google e, guarda un po', non c'è nessun riferimento al legno. Ecco come lo traduce Google: "Questo libro dei Salmi, ornato da splendide lettere iniziali e reso ben leggibile grazie alle rubriche, è stato realizzato mediante l’ingegnosa invenzione della stampa a caratteri mobili — senza alcun intervento della penna — e portato a compimento, a gloria di Dio, grazie al diligente lavoro di Johann Fust, cittadino di Magonza, e di Peter Schöffer di Gernsheim, nell’anno del Signore 1457, alla vigilia dell’Assunzione".

Aggiunge il sito: "Nella copia di Vienna il colophon è stampato più basso nella pagina ed è seguito dallo stemma di Fust e Schoeffer con due scudi, stampato in rosso". 

Nella pagina precedente possiamo vedere i due font a confronto, quello piccolo nella parte superiore e quello grande in quella inferiore. 

La didascalia dell'università di Manchester dice: "Stampato coi caratteri di Fust e Schoeffer: 1:234G e 2:286G". 

Cos'è questa roba? Credo che si tratti della misurazione della dimensione del carattere utilizzata dagli studiosi di libri antichi, ossia del metodo delle 20 righe. Significherebbe che 20 righe di testo occupano 234 millimetri in altezza nel primo font e 286 nel secondo. Possibile?

La lettera G invece secondo l'IA di Google significherebbe che si tratta di un font gotico. 

Nella descrizione si legge che le xilografie sarebbero solo le iniziali stampate in rosso o blu con decorazioni in blu o rosso, alternate. "E' generalmente accettato che le iniziali erano sistemate nella stessa forma dei caratteri di testo e stampate con lo stesso colpo". 

Le maiuscole rosse vengono chiamate "versali". 

Dovrebbero esserci anche delle segnature, ma non riesco a vederle. 

E del Rationale Divinorum Officiorum, che Wikipedia definiva erroneamente il primo libro stampato con tipi di caratteri in metallo, cosa sappiamo?

Anche questo può essere sfogliato online, stavolta su Internet Archive. E anche sul sito della Libreria del Congresso statunitense. 

Il testo è impaginato su due colonne da 62 righe, se non ho contato male. 

Non solo il testo così fitto ha un aspetto completamente diverso rispetto a quello del Salterio, ma la forma delle lettere è totalmente diversa, tanto da far sospettare che neanche sia un libro stampato in Germania. E' sempre una gotica, ma rotunda anziché quadrata. In pratica la o è disegnata a mandorla, in obliquo, anziché con due tratti verticali paralleli.

Questo font è il primo tra quelli proposti nell'ambito del progetto Gotico Antiqua a cura di Rafael Ribas e Alexis Faudot, dedicato a quei caratteri intermedi tra i gotici usati nelle prime stampe e la riscoperta delle forme romane e carolingie che ha portato ai caratteri attualmente in uso in tutto il mondo. 

Il font digitale  è chiamato Durandus, appunto per il fatto che l'opera in cui è stato usato è stata scritta da Guillame Durand. E' classificato 118G, quindi gotico. 

I successivi della lista sono quelli usati da Sweynheim e Pannartz a Subiaco, 120R e 115R, considerati proto-romani. 

Nella pagina del progetto Gotico Antiqua si forniscono anche le dimensioni dei caratteri usati nel Rationale Divinorum Officiorum: 92G e 118G, meno della metà di quelli usati nel Salterio. 

Il più grande venne usato solo nel colophon di questo libro, ma ricomparve poi nella Bibbia delle 48 righe nel 1462, e venne usato fino alla fine del secolo.

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