Bibbia di Borso d'Este. RMU Wallau

L'altro giorno ero in una libreria e ho percepito una frase di sfuggita, nell'attesa della presentazione del libro di Pieroad, Con I Piedi Per Terra. Un tale chiedeva a un altro se aveva mai visto la Bibbia di Borso d'Este. Niente di particolare, solo perché qualcuno lo aveva chiesto prima a lui. 

Fine dell'episodio. 

Tra le mille altre cose che ho sentito e visto quel giorno, questa mi è rimasta impressa. 

Borso d'Este... Un nome che non mi diceva praticamente niente. 

Dopo qualche giorno, visto che il ricordo della frase non era sparito, ho fatto una ricerca sul web. 

Il libro in questione è uno splendido manoscritto miniato realizzato da Taddeo Crivelli e altri tra il 1455 e il 1461. L'opera è conservata a Modena nella Biblioteca Estense. 

Un manoscritto, quindi un pezzo unico. La squadra di artisti diretta da Crivelli e e da Franco dei Russi ci ha lavorato per sei anni. E' "una delle più mature espressioni della miniatura rinascimentale", dice Wikipedia. Le pagine non sono di carta ma di pergamena.

Sull'enciclopedia online si può avere un assaggio di come è fatta ogni pagina. Il testo è suddiviso in due colonne, intorno ci sono decorazioni variopinte ai lati, e scene complete in basso, più capolettera miniati larghi quasi quanto la colonna. 

Nella parte inferiore "si notano spesso ambientazioni in prospettiva, aggiornate alle conquiste della pittura coeva", dice Wikipedia. 

Sotto l'articolo si vedono quattro esempi di animali raffigurati nei medaglioni agli angoli delle pagini. Disegni estremamente dettagliati. 

L'articolo si conclude con i link al sito della Biblioteca Estense, che permette di sfogliare in digitale tutte le pagine dei due volumi di questo libro. 

A pagina 12 del file del primo volume si può leggere l'inizio della Genesi, su una colonna sola. 

Tutta la parte sinistra del foglio è occupata da una splendida miniatura su fondo in oro. Si vedono diversi draghi, vari rapaci, e nei riquadri vediamo Dio, con aureola triangolare, alle prese coi vari momenti della creazione. In un caso si mette in punta di piedi per posizionare in alto il sole e la luna. Poi ci sono decorazioni floreali. Le cornici sono fatte di colonne in vari stili e capitelli. Sulla sinistra vediamo una specie di pozzo, col pavimento in prospettiva a mattonelle bianche e nere disposte a scacchiera. 

Arriviamo al testo. L'inchiostro non è propriamente nero, sembra di un verdastro scolorito. 

Le lettere sono in stile gotico: nulla a che vedere con quello tedesco usato da Gutenberg in quegli stessi anni in Germania, né con quello inglese a cui siamo abituati perché ce lo danno col software Microsoft. Qui si tratta di stile rotunda, in cui lettere come la o e la d sono composte da tratti curvi. E direi anche sine pedibus, o senza grazie: le estremità al massimo hanno un accenno di curvatura, come nell'italico, anche se qui l'asse è verticale. 

Il testo è in latino, si usa la u al posto della v e la s lunga che è una specie di f senza trattino centrale, ma queste caratteristiche non danno fastidio come quando leggiamo un testo stampato in italiano. Qui l'aspetto complessivo è talmente insolito che questi dettagli sono l'ultima cosa che si nota. 

Dentro le maiuscole ci sono tanti trattini sottili che si notano solo ingrandendo la pagina, e per fortuna le immagini sono in altissima risoluzione, si possono ammirare i dettagli quasi come se si avesse davanti l'originale. 

Mi concentro sulla lettera a. Il tratto di destra è molto spesso, e anche la parte inferiore della pancia a sinistra, rettilineo. Quello superiore invece è filiforme. 

C'è un font gratuito che mi viene subito in mente a questo proposito: il Quaerite Regnum Dei. 

Che però è un po' più rigido come forme: la sua ispirazione è basata su un messale spagnolo realizzato all'inizio del Cinquecento per il cardinale Francisco Jimenz de Cisneros di Toledo. 

Nel font molte lettere hanno numerose versioni alternative, che permettono di dare ai testi digitali un aspetto simile a quello dei manoscritti, dove ogni lettera essendo tracciata a mano non era esattamente identica tutte le volte che compariva. 

Mando a What Font Is una foto della a del manoscritto estense, e infatti mi suggerisce il Quaerite Regnum Dei, ma solo al quinto posto. Ai posti precedenti c'è anche roba che non c'entra niente, ma al primo posto c'è l'RMU Wallau, in cui questa lettera ha caratteristiche simili. 

RMU è una sigla conosciuta: sono le iniziali del disegnatore Ralph Michael Unger. 

Il carattere è su My Fonts dal 2019, e riproduce ideate dallo stampatore di Magonza Heinrich Wallau nel 1885 e realizzate poi tra il 1925 e il 1930 da Rudolph Koch. 

L'epoca è completamente diversa. La e del manoscritto italiano è a mezzaluna, mentre quella del font tedesco si basa su un tratto verticale. La d italiana ha il tratto superiore orizzontale mentre quella tedesca ce l'ha obliquo. Il puntino sulla i nel font digitale è orizzontale anziché obliqua. 

Ma il vero problema sono le maiuscole, che non hanno niente a che vedere col gotico medievale e sono delle normali stampatelle romane. 

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